La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 27 anni di carcere nei confronti di Daniele Rezza, il giovane di 21 anni riconosciuto responsabile dell’omicidio di Manuel Mastrapasqua, il 31enne ucciso nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 2024 a Rozzano, durante una rapina culminata in tragedia.
Confermati in appello i 27 anni a Daniele Rezza
ROZZANO – I giudici di secondo grado hanno ribadito la responsabilità dell’imputato per omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa e rapina aggravata. Le attenuanti generiche sono state ritenute equivalenti all’aggravante della minorata difesa, mentre è stata esclusa quella dei futili motivi, presente nella sentenza di primo grado. La modifica, tuttavia, non ha comportato alcuna riduzione della pena, che resta fissata a 27 anni di reclusione.
La rapina sfociata nell’omicidio
La vittima stava facendo ritorno a casa dopo aver terminato il turno di lavoro in un supermercato di via Farini, a Milano. Dopo essere sceso dal tram a Rozzano, fu avvicinato da Rezza, che lo aggredì con l’intenzione di impossessarsi dei suoi beni. Durante la rapina, il 31enne venne colpito con una coltellata al petto, nei pressi del cuore, che si rivelò fatale.
Nel corso degli interrogatori successivi all’arresto, avvenuto il 13 ottobre 2024, il giovane aveva raccontato agli investigatori di aver preso di mira la vittima con l’obiettivo di sottrarle denaro, telefono cellulare o qualsiasi altro oggetto. Alla fine riuscì a impossessarsi soltanto di un paio di cuffie wireless del valore di circa 14 euro.
Dopo il delitto, il padre dell’imputato gettò via le cuffie ricevute dal figlio e lo accompagnò alla stazione ferroviaria di Pieve Emanuele. Da lì Rezza raggiunse prima Pavia in treno e poi Alessandria in autobus, dove venne rintracciato e arrestato dalle forze dell’ordine.
Confermati anche i risarcimenti
La Corte, presieduta dai giudici Ivana Caputo e Franca Anelli, ha confermato non solo la pena richiesta anche dalla sostituta procuratrice generale Olimpia Bossi, ma anche i risarcimenti stabiliti a favore dei familiari della vittima: la madre e i due fratelli di Manuel, costituiti parte civile e assistiti dall’avvocata Roberta Minotti.
L’unica modifica rispetto alla sentenza pronunciata il 2 luglio 2025 riguarda quindi l’eliminazione dell’aggravante dei futili motivi. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro il prossimo 20 settembre.
La perizia psichiatrica
Nel corso del giudizio d’appello era stata disposta una consulenza psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti. La relazione, firmata dalla psichiatra Mara Bertini, ha concluso che Rezza era pienamente imputabile.
Pur evidenziando difficoltà nella gestione delle emozioni e una marcata componente aggressiva, l’esperta ha escluso la presenza di una patologia psichiatrica tale da configurare un’infermità mentale rilevante sotto il profilo giuridico. La perizia era stata richiesta dalla difesa, che sosteneva l’esistenza di una condizione caratterizzata da una forte disregolazione emotiva e da un ridotto controllo degli impulsi.
Giustizia riparativa, decisione rinviata
I giudici si sono inoltre riservati di decidere sulla nuova richiesta avanzata dalla difesa per l’accesso alla giustizia riparativa, già respinta nel processo di primo grado. Un’ipotesi alla quale continuano a opporsi con decisione i familiari di Manuel Mastrapasqua.
All’uscita dall’aula, l’avvocata Roberta Minotti ha espresso soddisfazione per la conferma della condanna, sottolineando come l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi non abbia avuto alcun effetto sulla pena inflitta.
Secondo Minotti, anche le scuse pronunciate da Rezza durante la precedente udienza sarebbero apparse prive di un reale coinvolgimento emotivo, una valutazione che, a suo dire, troverebbe riscontro anche negli esiti della perizia psichiatrica.