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piazza magica

Le 10mila luci all'Arco della Pace ci insegnano perché lo stop al Ddl Zan non fermerà mai questa battaglia

Una manifestazione organizzata in meno di 24 ore ha raccolto migliaia di persone in piazza, unite e determinate.

Le 10mila luci all'Arco della Pace ci insegnano perché lo stop al Ddl Zan non fermerà mai questa battaglia
Attualità Milano, 29 Ottobre 2021 ore 08:57

L'Arco della Pace ieri sera ha accolto, ancora una volta, una Milano che non smetterà mai di lottare per i diritti di tutti, nonostante il Senato due giorni fa abbia fermato un disegno di legge che avrebbe supportato questa battaglia anche sul piano legislativo.

A Milano ieri sera c'erano 10mila persone. In settimana, in un presidio organizzato in meno di 24 ore. 10mila luci che hanno mandato un messaggio forte e chiaro: "Noi ci siamo e non ci fermeremo mai".

"Però vedi? Milano risponde sempre"

L'appuntamento era per le 19 di giovedì 28 ottobre 2021: pochi minuti prima dell'ora fissata ci sono qualche centinaio di persone, anche se passando tra i presenti si sentono commenti del tipo "Speravo ci fosse più gente". Più i minuti si susseguono più gruppi e singoli si ammassano in piazza, arrivano a flotte da Parco Sempione, è un flusso continuo di giovani, lavoratori, pensionati, gruppetti, coppie, amici, fidanzati, sconosciuti, studenti. Piano piano la piazza sotto l'Arco della Pace si riempie sempre più. I manifestanti sono invitati a lasciare i gradoni, dove fino a poco prima un gruppo di sportivi faceva addominali e piegamenti sui tappetini, e a posizionarsi sotto l'Arco, così che visivamente sia chiaro a tutti quanti sono.
Mi passa accanto una coppia di ragazzi dall'accento siculo, e uno sorridendo commenta :"Però vedi? Milano risponde sempre".

Girando per la folla non ci si può non stupire dell'eterogeneità delle persone presenti: genitori con bambini nel passeggino, ragazzi universitari intenti in un profondo elogio all'incoerenza, una ragazza impegnata in una conversazione al telefono in un inglese stentato che quando finisce la telefonata spiega che stava facendo una lezione di lingua per impararlo ma che non poteva non esserci questa sera, c'è chi era fuori con il cane e di questa protesta non sapeva nulla ma ha deciso di partecipare d'improvviso perché ci crede. Ci sono coppie di ragazzi che si baciano senza la paura che qualche sguardo disgustato possa giudicarli, che qualche mano feroce possa colpirli, e si lasciano accarezzare dalla consapevolezza che accanto a loro ci sono migliaia di persone pronte a difenderli. Ci sono amici, compagni di scuola o di corso, tanti lavoratori usciti ora dall'ufficio, qualche uomo elegante in giacca e cravatta. Ci sono stranieri, chi parla spagnolo, chi inglese e chi coreano, c'è chi arriva sudato in bicicletta sperando di aver scampato il ritardo e chi tira fuori una birra e mentre aspetta l'inizio delle danze se la sorseggia con calma.

Le bandiere arcobaleno questa volta non sono molte, così come i cartelli ironici e provocatori che solitamente affollano questi eventi: non c'è stato il tempo di prepararli. Ma il tempo per esserci lo hanno trovato tutti.
Alte sventolano invece le bandiere de I sentinelli di Milano, dei Verdi, dei Viola e di tutte le sigle che hanno partecipato a organizzare in tempi record questo presidio che nonostante il preavviso di neppure un giorno ha raccolto in piazza - dicono - 10mila persone.

Canti accorati per un unico messaggio: continueremo a lottare

Dopo i discorsi di Luca Paladini, de i Sentinelli di Milano, Fabio Pellegatta, di Arcigay Milano, e Guglielmo Giannotta, attivista del Coordinamento Arcobaleno, nell'idea degli organizzatori dell'evento tutti i presenti si sarebbero dovuti sdraiare in piazza, come simbolo dei diritti calpestati in aula con lo stop al Ddl Zan.

Un'idea che - con grande gioia di tutti, vista la folta partecipazione - ieri sera non era materialmente realizzabile, i presenti erano così tanti che non ci sarebbero mai state 10mila persone sdraiate, considerato che a stento ci stavano in piedi.

Paladini ha allora invitato tutti a sedersi, ad accendere la torcia dei cellulari e simbolicamente rialzarsi, così come faranno dopo questo sgambetto della politica. In pochi secondi la piazza si è trasformata in una distesa di lucciole emozionate, determinate e unite. 10mila luci con un solo obiettivo, nessuna trattativa e nessun compromesso. I diritti non sono discutibili.

Dopo due minuti di silenzio (sì, 10mila persone quasi contemporaneamente in silenzio per due minuti), un coro ha intonato il canto "We shall overcome" mentre Pellegatta spiegava:

"Prendiamo in prestito questo canto del movimento dei diritti civili americano per dire che noi non ci fermiamo, andremo avanti e ce la faremo per costruire una società più aperta e plurale dove ognuno ha il suo posto".

La manifestazione si è conclusa dopo aver cantato insieme Bella ciao e Lady Gaga: un flash mob veloce, che in poco più di un'ora ha chiarito cosa una buona fetta di Milano pensa di quanto successo al Senato mercoledì scorso: "Noi ci siamo e non molleremo mai".

In lacrime per la decisione del Senato

Prima che la folla si disperda proprio accanto a me un collega chiede a un gruppo di giovani ragazzi (erano in tre e avevano dai 23 ai 25 anni) cosa direbbero ai senatori che hanno esultato in aula dopo lo stop al Ddl Zan se li avessero lì davanti.

A buttarsi nella risposta è una ragazza mora, con la testa piena di ricci raccolti in una coda, occhi scuri e sguardo determinato. Con un tono di voce traballante, un mix di rabbia ed emozione, risponde secca "Di vergognarsi". Poi fa un sospiro e spiega che spera solo che quei parlamentari non abbiano figli, nipoti, sorelle, fratelli o amici che si trovino in questa situazione "inumana" e che hanno dovuto assistere a quella gioia per i diritti altrui negati. Mentre parla lo sguardo resta fisso sull'obiettivo, senza mai abbassarsi, la voce però trema sempre più.

Si commuove.

Una ragazza di 23 anni, ad un giorno dallo stop del DDl Zan, non riesce a trattenere le lacrime, non riesce a capire (né tantomeno ad accettare) perché nel 2021 un parlamentare debba essere felice, tanto da esultare, per aver privato di un diritto un'altra persona.

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Giordana Liliana Monti