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In migliaia a Milano contro lo stop al Ddl Zan: "I nostri diritti non sono uno strumento di scambio politico"

Milano si è mobilitata a difesa del ddl Zan dopo la bocciatura al Senato nella giornata di mercoledì.

Attualità Milano, 28 Ottobre 2021 ore 22:49

10.000 luci a Milano contro lo stop al Ddl Zan.

10.000 luci a Milano contro lo stop al Ddl Zan

MILANO - Milano si è mobilitata a difesa del ddl Zan dopo la bocciatura al Senato nella giornata di ieri, mercoledì 27 ottobre, della legge contro l’omotransfobia. Diecimila persone si sono ritrovate, secondo quanto dichiarato dagli organizzatori della manifestazione: i Sentinelli, Arcigay e Coordinamento Arcobaleno. In sole 24 ore, 10mila luci si sono accese per esprimere una sola, forte idea, espressa dal presidente di Arcigay Milano: "Siamo indignati".

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"Non dimenticheremo quello che è successo ieri"

Il primo a parlare è Luca Paladini, portavoce dei Sentinelli di Milano, che non è sorpreso di vedere una piazza piena:

ci aspettavamo per i formati a migliaia perché sentimento comune di indignazione vengo io Milano dopo di me Fabio a Guglielmo il coordinamento arcobaleno e poi questa è una raccomandazione non andate via perché è un pezzo importante di questa serata è il flash mob che vi chiederemo di fare alla fine

"Non siamo sorpresi di vedervi così tanti, qui riuniti in una piazza di speranza. Una cosa che ho letto questa mattina che mi ha colpito e nella quale mi sono molto riconosciuto. "Il sangue non è solamente di chi tira un pugno sulle mani il sangue è anche sulle mani di chi applaude, com'è avvenuto ieri alla curva sud del Senato della Repubblica italiana. Forse non è sufficientemente chiara la responsabilità morale di chi ha fatto quelle scene. C’è un pezzo del Senato della Repubblica composto da persone omofobe e dichiaratamente omofobe e c’è un pezzo del Senato della Repubblica che ha giocato altre partite dentro il voto del Ddl Zan, partite che nulla centravano, e poi altri ancora che se ne vanno in Arabia Saudita anziché fare il loro lavoro.

Ieri si è persa un’occasione storica, la Camera aveva legiferato a larghissima maggioranza, eravamo vicini a portare a casa finalmente una legge che portava maggiori tutele e ce la siamo vista sfilare dagli occhi. Chiudo dicendo una cosa in merito proprio la responsabilità morale che queste persone si prendono per il voto e per quello che è successo subito dopo il voto: hanno dato ancora più forza di legittimazione a chi ci odia, a chi vive l’uomo sessualità come una malattia, a chi tratta i disabili in modo indegno, a chi è misogino.

Questa sera la piazza è piena fino in fondo, siete forse più di 10.000: grazie di esserci, abbiamo perso ieri ma non perdiamo la voglia di continuare a fare valere i valori della civiltà i valori che accompagnano questa piazza e tante piazze che nei prossimi giorni saranno in tutti luoghi d’Italia. Perché è evidente che c’è un pezzo enorme di paese che questa cosa non è disposta a mandarla giù, non abbiamo la memoria dei pesci rossi, noi non dimenticheremo quello che è successo ieri, non lo dimentichiamo oggi e non ce lo dimenticheremo il giorno delle prossime elezioni.

"I nostri diritti non sono uno strumento di scambio politico"

Fabio Pellegatta
Fabio Pellegatta

Fabio Pellegatta, di Arci Gay Milano, ha poi preso la parola:

"Il teatrino della politica di certa politica ha fatto l’ennesimo ballo e se n'è anche compiaciuta l’Italia poteva fare un passo di civiltà in avanti invece li ha fatti indietro, Sta di fatto che quella politica vista ieri non ci rappresentava prima non ci rappresenta adesso aldilà di maggioranze di Senato che rappresentano solo se stesse e non il Senato condiviso dei cittadini cittadini italiani.

Fanno feste di giubilo, come quelle viste ieri al Senato, come se non adoperarsi per la tutela dei cittadini e cittadine fosse una conquista politica, di quella politica che ha fatto gli interessi di palazzo. Lo scopo delle loro azioni, che fa delle tutele delle persone, della lotta alla violenza, uno strumento di scambio politico dove le vite delle persone sono ulteriormente violentate e stuprate sull’altare dell’interesse partitico, l’ennesimo teatrino di certo politiche dei politicanti si è compiuto al mancato riconoscimento dei diritti LGBTQ+.

Non c’erano giustificazioni concrete sostanziali per affossare una legge di civiltà, ma questo lo sapevano anche loro che hanno rifiutato di arrivare alla condizione che avrebbe aperto un ulteriore spazio di discussione, ora lo sappiamo con certezza anche noi. Si sono nascosti dietro il voto segreto per la bassezza delle proprie azioni, di cui non hanno neanche il coraggio di eseguire in modo palese. Il coraggio di metterci la faccia la faccia che noi invece oggi portiamo qui assieme alle nostre vite la faccia che mostriamo orgogliosa da cinquant’anni. Se siamo qua ora e anche per ribadire questo: che continueremo a lottare".

"Se pensate che staremo qui a guardare voi che giocate sulle vostre vite avete proprio capito male"

Guglielmo Giannotta

A prendere la parola è poi un emozionato Guglielmo Giannotta, attivista trans del Coordinamento Arcobaleno, che parla con foga e sentimento, spesso interrotto dagli applausi dei presenti:

"Quando vengo qui una cosa che mi piace sempre nuotare quando passo sono i cavalli sull’Arco della Pace che non so se lo sapete ma erano girati molto tempo fa da un’altra parte, furono girati nella direzione nella quale li vedete adesso nel momento in cui Napoleone Bonaparte fece ritorno in Francia e gli italiani si sentirono che gli mancava un po’ di rappresentanza che Napoleone aveva promesso. E mi sembra un doppio messaggio, sia di luogo sia distanze,  fare la manifestazione qua perché mi sembra che qualcun altro abbia dimenticato che c’è una rappresentanza da parte dei cittadini che desidera qualcosa  e una classe politica ha deciso tranquillamente di fregarsene.

La rappresentanza e la tutela dei diritti civili e umani che dovrebbe essere ed è sancita dalla Costituzione, che è stata fondata e creata dopo un ventennio che faceva tutto fuorché tutelare i diritti civili. Tutto questo sarebbe utile che se lo ricordasse anche la classe politica che ieri ho avuto anche la bella faccia - con molto poco rispetto nei confronti di tutti quanti i propri cittadini che la finanziano quotidianamente - di fare un coro da stadio che non ho visto neanche mondiali del 2006. Siamo in Parlamento, non siamo a San Siro.

Sono state dette molte cose su questo disegno di legge, uno degli argomenti più dibattuti è stata "l’identità di genere". Io vorrei ricordare alla classe politica giusto un paio di cose: la prima è che non c’è una rappresentanza da parte della comunità in Parlamento e che tendenzialmente quando manca una rappresentanza forse la rappresentanza andrebbe chiamata, visto che le associazioni che si fanno il culo titolo volontaristico tutti i giorni dell’anno da decenni ce ne sono. Mai una persona trans è stata chiamata per sentire che cosa fosse l’identità di genere perché effettivamente siamo solo un po’ tutti i tuttologi in parlamento e quindi forse non hanno capito che consultare le persone direttamente interessate da tutela poteva essere una cosa utile.

La seconda è che mi piacciono molto i numeri anche se sono poco tracciati e quindi ampiamente sottostimati, visto che non essendoci in un disegno di legge tipo il disegno di legge Zan, non c’è neanche un fenomeno di tracciamento di tutte le aggressioni che ci sono. L’Italia è al primo posto in Europa - con dei dati sottostimati - come omicidi per persone trans.

Cme se il disegno di legge Zan fosse una cosa unicamente della comunità LGBTQ+! Mi ha fatto molto senso vedere delle donne che applaudivano insieme a tutta la curva.

Si è parlato di mediazione, ma non si può di certo mediare sui diritti civili, che sono un diritto sancito la costituzione a me sembra assurdo che siamo tutti qua a manifestare per una roba che dovrebbe essere appunto un diritto, intrinseco dell’individuo.

Pensavo una cosa mentre ieri ero a casa e li guardavo e dicevo ma esattamente che tipo di sistema educativo dovrebbero percepire i bambini se quelli che dovrebbero rappresentarci tutti si comportano come se avessero non so vinto una partita e festeggiano a favore di una privazione di tutela. E poi parlano di noi che andiamo a modificare il sistema educativo in peggio? In peggio di che se non c’è una base! Se non andiamo avanti tutti insieme non va avanti nessuno. Se pensate che staremo qui a guardare voi che giocate sulle vostre vite avete proprio capito male.

Presente alla manifestazione anche Cathy La Torre

Era presente anche Cathy La Torre, avvocato bolognese che da anni si batte per i diritti di tutti, specializzata in diritto antidiscriminatorio, in particolare alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. "Avvocathy" (questo il nome sui social, dov'è seguitissima) non è intervenuta ma si è poi resa disponibile a interviste e chiacchierate.