Settantacinquemila cuori nerazzurri a San Siro, poi la corsa festosa verso il centro. Piazza Duomo invasa dal popolo interista, caroselli fino a notte fonda e social pieni di congratulazioni da squadre avversarie, personaggi dello spettacolo e tifosi illustri.
Migliaia in piazza Duomo tra cori, bandiere e fuochi d’artificio: “I campioni d’Italia siamo noi”
MILANO – Settantacinquemila cuori in festa al Meazza, poi l’esodo verso il centro. Piazza Duomo invasa da migliaia di tifosi, caroselli fino a notte fonda, fuochi d’artificio e cori sotto la Madonnina: l’Inter celebra il suo 21° scudetto e si riprende Milano.
C’era una volta la “pazza Inter”, quella capace di far tremare i suoi tifosi fino all’ultimo respiro. Stavolta no. Questa squadra ha scelto la via della solidità, della maturità, della consapevolezza. Al secondo match point in pochi giorni non trema, non sbaglia, chiude i conti e consegna al popolo nerazzurro una notte che resterà nella memoria.
A San Siro una festa così, con il titolo conquistato davanti al proprio pubblico, mancava da 37 anni: bisogna tornare al 1989, alla punizione di Matthäus contro il Napoli di Maradona e Careca, per ritrovare immagini simili. Ma questa è un’altra epoca, un’altra Inter, un’altra Milano.
Una lunga notte da campioni d’Italia
La vera esplosione arriva alle 22.40. In quel momento il cielo sopra la città, fino ad allora coperto da nuvole scure, si illumina di nerazzurro. Fuochi d’artificio, bandiere al vento, abbracci senza fine. Eppure, la festa era iniziata molto prima.
Già dalla mattina si respirava un’aria diversa. C’era chi correva la Stramilano con una maglia nerazzurra nascosta sotto la pettorina, chi seguiva il conto alla rovescia sui telefoni, chi aveva iniziato a crederci definitivamente dopo il passo falso del Napoli a Como. Nel tardo pomeriggio, poi, mezza città si è riversata a San Siro — fisicamente o idealmente — per accompagnare l’ingresso del pullman della squadra in uno stadio pronto a trasformarsi in bolgia.
Esplode la gioia dei 75mila di San Siro
Al triplice fischio dell’arbitro, mentre i giocatori crollano in ginocchio a centrocampo e il Meazza esplode, il cuore della festa si sposta verso il centro. Piazza Duomo si riempie in pochi minuti. Nessuna pioggia a rovinare la notte, nessun incidente: solo entusiasmo, cori e una marea nerazzurra ordinata ma incontenibile, grazie anche al piano di sicurezza predisposto da questura e prefettura.

Come da tradizione, il serpentone della festa si snoda tra Duomo, Cairoli e via Dante. A ogni gol l’urlo si alza: al vantaggio di Thuram la piazza trema, al raddoppio di Mkhitaryan esplode definitivamente. Poi, al termine del recupero, il boato liberatorio e il cielo che si accende.
La festa di trasferisce in Duomo
La linea del club è chiara: per la festa ufficiale e la parata con il pullman scoperto ci sarà tempo. Per ora conta la spontaneità. Quella di chi si arrampica sulla statua di Vittorio Emanuele, come da copione. Quella dei caroselli che paralizzano corso Buenos Aires. Quella di una tifoseria che aspettava una notte così da due anni e che, dopo le delusioni recenti, non era certa di riviverla così presto.
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Le immagini della notte milanese raccontano di un’emozione grandissima,di sfottò liberatori, di clacson impazziti, lacrime di commozione, abbracci tra sconosciuti e quel coro che da ore risuona ovunque: “La capolista se ne va”.
Stavolta davvero. Se n’è andata. E lassù, ancora una volta, c’è l’Inter.
T.G.