Una stagione vissuta a lungo nelle zone nobili della classifica, con una delle migliori difese del campionato e la sensazione, in alcuni momenti, di poter fare persino qualcosa in più: l’Alcione continua a crescere, passo dopo passo, senza tradire la propria identità.
Dopo aver conquistato i playoff al secondo anno tra i professionisti, il club orange guarda già avanti, tra ambizioni, giovani da valorizzare e la volontà di alzare ancora l’asticella.
Tempo di bilanci di fine stagione per gli Orange di Milano
MILANO – Nel bilancio finale restano l’orgoglio per il percorso compiuto e la consapevolezza di dover crescere soprattutto dal punto di vista mentale per compiere un ulteriore salto di qualità.
Dall’accordo con il Seregno alla filosofia basata sui giovani, passando per il sogno Serie B da costruire attraverso lavoro, organizzazione e continuità: l’allenatore dell’Alcione Giovanni Cusatis analizza la stagione appena conclusa e traccia la strada per il futuro.
L’intervista al mister Cusatis

Partirei dalla stagione. Che giudizio dà sulla prestazione, sull’arrivo ai playoff e sul futuro? C’è stato un momento della stagione in cui eravate quinti dopo un filotto di risultati utili e poi vi siete un po’ spenti fino alle battute finali
Secondo me è stata una buona stagione. È vero, per quasi tutto l’anno siamo stati tra il quarto, il quinto e il sesto posto, poi nel finale purtroppo ci sono sfuggite alcune partite al 95’, pareggiate quando potevamo portarle a casa. Quei punti ci avrebbero permesso di stare ancora più in alto in classifica. Però, se guardiamo il girone di ritorno, abbiamo fatto 27-28 punti, migliorando ancora il rendimento. Abbiamo chiuso con 16 clean sheet e la terza miglior difesa del campionato, quindi il bilancio resta positivo. Abbiamo alzato nuovamente l’asticella: il primo anno tra i professionisti siamo arrivati dodicesimi, quest’anno abbiamo centrato i playoff. Questo dimostra che la società continua a crescere.
In quali reparti l’Alcione deve migliorare? Dove volete intervenire per migliorare il prossimo anno?
Sicuramente dobbiamo migliorare davanti e in mezzo al campo. Dovremo intervenire per aumentare la qualità tecnica e fisica della squadra. Ma soprattutto dobbiamo alzare la qualità mentale.
Questo è un gruppo che deve abituarsi a stare stabilmente in certe posizioni di classifica. È una mentalità che si costruisce nel tempo, senza buttare via il lavoro fatto in questi anni. Secondo me il lavoro, alla lunga, dà sempre ragione.
Qual è la cosa che l’ha sorpresa di più e invece quella che l’ha delusa della stagione?
Più che sorprese, penso che avremmo potuto avere maggiore continuità. Secondo me potevamo perdere meno partite, perché era nelle nostre possibilità.
Dobbiamo migliorare nella capacità di ribaltare le gare. Quando siamo andati sotto abbiamo sempre fatto fatica a rimetterle in piedi, non tanto per mancanza di occasioni, ma per una questione mentale: bisogna sentirsi di un certo livello e sapere che, martellando continuamente, una partita può essere recuperata.
Recentemente avete fatto un accordo con il Seregno. Quanto è importante avere una continua linfa vitale da una squadra satellite?
È una scelta che ha voluto fare la società e secondo me è una cosa molto positiva. Dà ai nostri giovani la possibilità di continuare un percorso in una squadra di grandi, restando comunque sotto il nostro controllo. Può essere un passaggio importante perché crea continuità nel lavoro e nella crescita dei ragazzi.
Il prossimo anno l’obiettivo è centrare di nuovo i playoff o puntare a vincerli?
Nel nostro DNA c’è sempre quello di alzare l’asticella. L’obiettivo è migliorare l’ottavo posto e cercare di arrivare più in alto possibile, sapendo che non sarà semplice. I presupposti li hanno tutti, poi però bisogna trasformarli in fatti. Io sono convinto che, inserendo qualche giocatore nelle zone nevralgiche del campo e migliorando dove sappiamo di dover crescere, possiamo fare un altro campionato importante e provare ancora ad alzare il livello.
Se non erro avete un’età media di circa 25 anni. Serve più esperienza a questa squadra per puntare alla Serie B?
Più che esperienza, servono giocatori sui quali si possa lavorare per più anni. Per questo tendiamo a costruire una squadra giovane. Nasciamo come settore giovanile, quindi sarebbe impensabile fare una squadra vecchia.
Continueremo su questa strada, cercando di migliorare soprattutto dal punto di vista mentale, con giocatori abituati a stare in certe posizioni di classifica, ma mantenendo sempre la nostra identità giovane.
Per arrivare in Serie B serve un percorso lungo. Ci sono squadre che impiegano cinque o sei anni e fanno investimenti enormi. Noi vogliamo fare investimenti alla nostra portata e provare a colmare il gap con lavoro, organizzazione e crescita dei giocatori.
Negli ultimi anni abbiamo sempre migliorato i risultati: il primo anno in Serie D siamo arrivati dodicesimi, il secondo anno secondi vincendo i playoff, il terzo abbiamo vinto il campionato. Poi, al primo anno nei professionisti, siamo arrivati dodicesimi e quest’anno abbiamo centrato i playoff. Credo che questa società abbia proprio nell’identità la voglia di crescere ogni stagione.
Fabio Fagnani