la visita milanese

Alla Galdus di Milano arriva il ministro Valditara e parla della riforma dell’istruzione tecnico-professionale

Il nuovo percorso di riforma dell’istruzione tecnica e professionale prevede il diploma al quarto anno e dovrebbe partire già da settembre, ma si alzano delle voci critiche

Alla Galdus di Milano arriva il ministro Valditara e parla della riforma dell’istruzione tecnico-professionale
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Il centro di formazione Galdus di Milano ha ospitato la visita del ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. La scuola di via Pompeo Leoni è uno dei capofila di questo nuovo percorso di riforma dell’istruzione tecnica e professionale che prevede il diploma al quarto anno.

La visita alla Galdus del ministro Valditara

MILANO - Il mondo va avanti, si evolve, si trasforma, cambia, semplicemente. In questi ultimi anni, nell’ultima decade o poco più, per intenderci, è cambiato veramente tutto a una velocità che mai si era vista prima; ma c’è una questione, di cui spesso si parla, che non cambia mai, o quasi: la scuola.

Novità in arrivo per gli istituti professionali

Ferma, immobile, costante da oltre un secolo, forse due secoli… chi lo sa? Talmente ferma da non riuscire a ricordarsi dove tutto sia cominciato e dove siamo arrivati sino ad ora. Di tanto in tanto qualcosa cambia, poco, ma un po’ cambia. In questi giorni, però, la scuola inizia a intraprendere un nuovo percorso che colpirà gli istituti professionali.

La riforma dell’istruzione tecnico-professionale

Il 15 gennaio 2024 il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è stato in visita al centro di formazione Galdus di Milano, uno dei capofila in questo nuovo percorso che è stato chiesto di essere attivato da oltre cento scuole: a partire da settembre, infatti, i percorsi di riforma dell’istruzione tecnica e professionale prevedono il diploma al quarto anno. Un modello 4+2 che permetterà a migliaia di studenti di scegliere un percorso scolastico completo e nuovo.

“La via formativa professionalizzante non perderà alcuna opportunità nel futuro, perché automaticamente si collegherà a tutti gli altri sistemi, anche a quello universitario” spiega Diego Montrone, presidente dell’Istituto Galdus.

Il commento del ministro dopo la visita

Secondo Giuseppe Valditara, c’è stata una risposta eccezionale: “C’è voglia di crescita, di riscatto, di un collegamento sempre più stretto tra mondo del lavoro e mondo della scuola. La cosa che mi è piaciuta molto è che sono state tante le filiere, e filiere anche molto ricche, quindi con molte imprese coinvolte. Sono stati smentiti coloro che pensavano che la riforma in via sperimentale fosse un fallimento”.

La scuola fa un passo avanti, ma non secondo tutti: le critiche alla riforma

Molti docenti della scuola pubblica statale hanno aperto alcune petizioni per trovare consenso tra colleghi, famiglie e studenti, per mantenere le differenze tra scuola professionale, filiera tecnica e percorso “standard”. La Cisl invece ha dichiarato di ritenere “inopportuna la sperimentazione dal prossimo anno scolastico 2024/2025, in quanto le iscrizioni al primo anno della scuola superiore si svolgono a gennaio e sarà impossibile agli Istituti scolastici e agli Enti di formazione dell’istruzione e formazione professionale regionale svolgere quell’opera di informazione necessaria per far conoscere agli studenti ed alle famiglie questa nuova opportunità formativa”.

La proposta di rinviare il tutto al 2025/2026

Il suggerimento quindi è quello di rinviare “l’avvio della sperimentazione a partire dal 2025/2026, utilizzando così tutto il 2024 per organizzarla”. Mentre la Uil ha affermato che questa sperimentazione provocherà “l’introduzione nel sistema di istruzione secondaria di secondo grado di nuove figure di docenti, già presenti negli ITS, non contrattualizzate e senza indicare il monte ore e la percentuale di presenza rispetto ai docenti curricolari. La fase di reclutamento dei docenti deve essere ricondotta in schemi e regole chiare e trasparenti che assicurino la qualità dell’insegnamento. Le competenze dei docenti devono essere regolarmente certificate e rientrare in codificazioni verificabili. Non è possibile che per tutti gli altri docenti siano previsti percorsi di formazione/valutazione che si allungano sempre di più (24 cfu, 30 cfu, 60 cfu) e per i docenti ‘provenienti dall’industria’ bastino solo le esperienze lavorative”.

Fabio Fagnani

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