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Spacciatori si fingono poliziotti per rubare la droga ai rivali

Sequestrati un totale di oltre 640mila euro e 800 chili di sostanze stupefacenti che, se immesse nel mercato illegale della droga, avrebbero generato un introito di diversi milioni di euro.

Spacciatori si fingono poliziotti per  rubare la droga ai rivali
Glocal news 03 Febbraio 2022 ore 09:44

Una complessa attività di indagine portata a termine dai Carabinieri di Monza e Brianza e dalla Polizia Penitenziaria di Milano ha consentito di smantellare un'organizzazione criminale dedita allo spaccio nel Centro-Nord Italia. Sono stati arrestati 31 spacciatori, tutti di origine straniera, e sono stati sequestrati ben 800 chili di sostanze stupefacenti che se immessi sul mercato avrebbero fruttato diversi milioni di euro. Nel corso delle indagini si è scoperto che i pusher appartenenti all'organizzazione si erano persino finti poliziotti per effettuare perquisizioni in casa dei rivali di spaccio al fine di derubarli della loro droga.

Smantellata organizzazione dedita allo spaccio nel Centro-Nord Italia

Come raccontato da Prima Milano, la Compagnia dei carabinieri di Monza e Brianza e la Polizia Penitenziaria di Milano hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Milano che ha portato all’arresto complessivamente di 31 stranieri appartenenti a  un'organizzazione criminale dedita allo spaccio di droga nel Centro-Nord Italia.

In totale sono stati sequestrati ben 800 chili di sostanze stupefacenti per un valore di 640mila euro che, se immessi sul mercato illegale della droga, avrebbero fruttato alla banda di spaccio un introito di diversi milioni di euro. La complessa e articolata attività investigativa è stata avviata dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Monza Brianza co-delegati con personale del Nucleo Investigativo Regionale di Milano del Corpo di Polizia Penitenziaria nell’aprile 2017, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano e supportata da attività tradizionali e specialistiche compresi servizi di osservazione e pedinamento, il tutto rafforzato dall’attività tecnica di intercettazione telefonica e ambientale.

L'inizio dell'indagine

L'origine dell'indagine è da ricercare in un altro procedimento penale condotto dalla Procura di Milano nell’ambito del quale, il personale del Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria riteneva che alcuni fossero dediti alla commissione di furti aggravati all’interno di box auto. La cooperazione tra le due forze di polizia ha determinato l’instaurazione di un nuovo procedimento penale nell’ambito del quale le autonome attività tecniche consentivano di appurare che i furti, oggettivamente riscontrati dalle conversazioni intercettate, non risultassero mai denunciati.

La manovra investigativa in atto permetteva tuttavia di comprendere che, in realtà, i soggetti che subivano i furti erano dei pusher a cui veniva sottratta la droga. L’evoluzione delle indagini  ha permesso  di appurare che alcuni degli indagati acquisivano informazioni per individuare degli spacciatori da cui rifornirsi, procedendo quindi ad acquistare alcune dosi di sostanza stupefacente e, da quel momento, il pusher era oggetto di un vero e proprio pedinamento effettuato anche avvalendosi di gps e microcamere, in maniera tale da individuare il nascondiglio in cui il pusher rivale occultava lo stupefacente, di cui gli indagati si impossessavano effettuando il furto nottetempo.

Pusher si fingono poliziotti per derubare la droga ai rivali

Nel corso delle indagini, i militari dell'Arma sono riusciti a svelare un particolare modus operandi dell'organizzazione di spaccio. Come raccontato da Prima Torino, alcuni dei pusher si fingevano poliziotti per effettuare perquisizioni nelle case dei rivali di spaccio per derubarli della loro droga. In un caso, il soggetto derubato è stato trovato ammanettato all’interno dell’appartamento.

In un’altra occasione, nel Pavese, gli indagati, avendo notato una pattuglia dei Carabinieri, occultavano lungo il margine della strada una sacca contenente una pistola con matricola abrasa e delle placche dell’associazione Nazionale Carabinieri, utilizzate per simulare l’appartenenza all’Arma nel corso del compimento dei furti e rapine in danno degli altri pusher rivali.

Nel corso delle “perquisizioni” effettuate dai pusher però, questi non sono stati sempre “infallibili”, infatti, avendo appresso dell’arresto di un narcotrafficante loro conoscente ed avendo altresì contezza che questi detenesse dello stupefacente tipo cocaina in un’altra abitazione a lui non immediatamente riconducibile (ubicata nella Bergamasca), si introducevano all’interno dell’appartamento per impossessarsi della sostanza, che tuttavia però non veniva trovata. La successiva perquisizione, eseguita dai Carabinieri, quelli veri, permetteva invece di rinvenire 10 chili di cocaina, nascosti all’interno di un vano appositamente ricavato in un vecchio tavolo.

L’ampliamento delle attività tecniche ha permesso di capire che uno dei componenti della banda era detenuto nella casa circondariale di Lodi per altra causa, pur tuttavia continuando a coordinare gli approvvigionamenti dell’organizzazione ed impartendo ordinazioni di droga ai correi, con cui comunicava attraverso apparecchi cellulari introdotti illegalmente nel penitenziario.

Nel corso dell’indagine emergeva come l’organizzazione criminale, disponendo di due diversi canali di approvvigionamento della droga, importata direttamente dalla Spagna, attraverso corrieri di origine romena, avessero nella loro disponibilità numerosi armi, anche da guerra, detenute illegalmente: si accertava persino la vendita, ad uno degli indagati, di un kalashnikov con relativo munizionamento.

Il blitz a Milano, Torino, Savona, Pisa e Firenze

L’attività nel suo complesso ha portato a numerosi sequestri di droga nelle province di Milano, Torino, Savona, Pisa, Firenze poiché le indagini si sono estese nel tempo ad altri gruppi criminali operanti al di fuori della Lombardia. 23 le persone arrestate in flagranza di reato, 800 chili  di sostanza stupefacente sequestrata rispettivamente suddivisa in 13 kg di cocaina, 42 kg di marijuana e 745 kg di hashish. Addirittura in un caso, i carabinieri di Monza sono riusciti a fermare nel comune di Pero (MI) un Tir con a bordo un carico di 313 chili di hashish opportunamente occultato all’interno di bidoni coperti da aglio e altri prodotti alimentari.

La conclusione delle attività investigative ha consentito di acquisire elementi di reità a carico di 81 soggetti, sia italiani che extra europei (per lo più nord-africani) nei confronti dei quali sono stati mossi complessivamente 186 capi di imputazione. Dei numerosi soggetti indagati, solo 25 sono quelli per cui la Procura di Milano si è dichiarata competente in ordine alla commissione di almeno 60 episodi di spaccio, trasporto e compravendita di sostanze stupefacenti del tipo hashish, marijuana e cocaina (tra tentati e consumati), il porto illegale di armi comuni e da guerra ed il sequestro di euro 642.500 di denaro contante derivanti dal narcotraffico, mentre per gli altri soggetti si è in attesa delle determinazioni delle altre procure territorialmente competenti.

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