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Guerra tra Russia e Ucraina: "non ci sono giustificazioni"

Un'aspra critica del conflitto che sta avvenendo nell'Est Europa da parte dell'Onorevole Lupi

Guerra tra Russia e Ucraina: "non ci sono giustificazioni"
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“Nessuna giustificazione all’intervento armato”. L’onorevole Maurizio Lupi, 63 anni, parlamentare, membro della Commissione Affari Esteri, leader di Italia con Noi e presidente della Fondazione Costruiamo il Futuro, critica senza se e senza ma la guerra che lo zar Putin ha scatenato contro l’Ucraina.

Come valuta il fatto che Putin abbia deciso di invadere l’Ucraina nonostante la contrarietà di tutto il mondo, Cina esclusa?

“L’invasione di un paese sovrano è un atto di guerra ingiustificato e ingiustificabile, non ci sono errori dell’Occidente o della Nato (se di errori si tratta) che possano neanche fare da attenuante di questa aggressione armata di un popolo, colpendo i civili e di fatto azzerando la struttura sociale ed economica del Paese - esordisce il parlamentare - . È un’aggressione che Putin ha pianificato da tempo, con l’idea di portare indietro l’orologio della storia non tanto all’imperialismo dell’Unione Sovietica quanto all’impero zarista. Rivendica come russa una terra in cui il 90% della popolazione ha votato per l’indipendenza e chiesto di entrare nell’Unione europea”.

Quali azioni si possono adottare per frenare questa guerra? In particolare cosa può fare l’Europa?

“Ci vogliono sanzioni economiche e finanziarie dure, immediate e capaci di colpire in profondità vasti interessi dell’economia russa. La fermezza di un’Europa coesa e unita è l’unica possibilità per il dialogo e la pace. Contemporaneamente ci vuole attenzione agli effetti boomerang di queste sanzioni e quindi sostegno a chi nei nostri Paesi, penso soprattutto alle imprese, può a sua volta sopportarne le conseguenze”.

Si aspetta una recrudescenza dopo l’invasione in Ucraina? Teme possano nascere altri conflitti?

“Quanto successo cambia radicalmente l’assetto dell’Europa così come si era venuto a configurare dalla caduta del Muro di Berlino. È una guerra nel cuore dell’Europa, e ai confini di Paesi aderenti alla Nato. L’Ucraina è un Paese in cui la maggioranza della popolazione cova sentimenti antirussi e quanto successo non potrà che alimentarli. Putin mira a una rapida caduta del governo di Kiev e alla sostituzione di Zelensky con un presidente fantoccio, ma tutto lascia ipotizzare una resistenza, che potrà essere lunga, un’esperienza che, con le dovute differenze, Mosca ha già vissuto in Afghanistan. L’Ucraina è un Paese con 44 milioni di abitanti e un territorio vasto il doppio dell’Italia, non sarà facile controllarlo. In questa situazione l’Unione europea, di cui facciamo fatica a spiegare ai giovani l’identità, anche perché sono generazioni cresciute in un continente che vive da settant’anni nella pace, ha paradossalmente oggi l’occasione di riscoprire la sua identità e il suo compito”.

Dopo l’Ucraina c’è il timore di una nuova guerra? Ad esempio a Taiwan?

“Il timore per Taiwan è presente da tempo. Gli sconfinamenti aerei dei cinesi sono quotidiani. Certo non tranquillizza il rafforzarsi del rapporto Mosca-Pechino che ha avuto nell’incontro tra Putin e Xi Jinping e Putin alle Olimpiadi invernali la sua consacrazione mediatica sulla scena internazionale, con corredo di importanti accordi commerciali. Né tranquillizza quanto dichiarato da Dmitrij Suslov, consigliere per la politica estera del Cremlino, che alla domanda se la Russia non teme di restare isolata della comunità delle nazioni, ha risposto che “Il mondo è più grande dell’Occidente, Cina, India, Medio Oriente, Africa, America latina non la isoleranno. Pechino non critica Mosca”. È opinione di molti analisti che Putin in questi anni si sia preparato alle reazioni dell’Occidente tessendo una tela che apre nuovi scenari internazionali, se questo preveda anche un via libera alla Cina per Taiwan non possiamo saperlo”.

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