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Presentati i risultati del rapporto giovani 2022

Presentati i risultati del rapporto giovani 2022
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La scuola, le donne, i progetti di vita e lo sguardo al Sud al centro dei primi dieci anni del Rapporto giovani, la più estesa ricerca disponibile nel nostro Paese sull'universo giovanile realizzata con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo traendo spunto dal lavoro svolto dall'Istituto Giuseppe Toniolo. Di questo e molto altro si è parlato quest'oggi, martedì 8 novembre, nell'Aula Negri dell'Università Cattolica di Milano durante il convegno che ha offerto, tramite gli interventi di esperti dei più variegati campi, la fotografia della condizione giovanile in Italia.

Il rapporto giovani 2022

Un lavoro che parte dalla consapevolezza che il 2021 sia stato l'anno della progettazione della nuova fase di sviluppo del Paese dopo l'impatto inedito e inatteso della pandemia. A giocare un ruolo chiave è stato il governo italiano tramite la stesura del Pnrr, che contiene progetti ambiziosi finanziati soprattutto attraverso le risorse del Next Generation Eu.

Un'opportunità da cogliere al volo, che deve mettere al centro la valorizzazione del capitale umano delle nuove generazioni, un bene diventato sempre più scarso nel panorama italiano. Il Rapporto Giovani 2022, il primo della seconda decade dell'attività dell'Osservatorio giovani dell'Istituto Toniolo, presenta dunque i quattro fronti che rappresentano la scommessa di una ripresa che possa far leva sulle intelligenze, le energie e la vitalità delle nuove generazioni, ossia le nuove modalità di formazione e le nuove competenze; i nuovi lavori, i nuovi nuclei familiari e le nuove forme di partecipazione sociale.

La presentazione

Tutti spunti attorno cui si sono svolti i ragionamenti dei relatori che hanno preso parte all'evento ospitato proprio nell'ateneo milanese. Tra loro Alessandro Rosina, coordinatore del comitato scientifico dell'Osservatorio giovani dell'Istituto Toniolo, Rita Bichi del comitato scientifico dell'osservatorio stesso e Roberto Fontolan della comunicazione dell'Istituto Toniolo che ha moderato l'incontro.

Così Rosina in apertura del convegno in merito alla bussola da mettere nelle mani dei giovani:

"Rafforzare i percorsi formativi e professionali dei giovani è la vera sfida da intraprendere, non solo per superare i limiti e gli squilibri passati ma anche per cogliere le chance di uno sviluppo inclusivo e sostenibile che valorizzi le competenze necessarie per la transizione digitale e verde".

Parole a cui ha fatto seguito l'intervento di Rita Bichi che ha ammonito come:

 

"La fiducia nei confronti della scuola è cresciuta. E' stata apprezzata, in particolare, la capacità di reazione che quest'ultima ha avuto nell'adeguarsi ai cambiamenti repentini. Tutti sforzi che sono stati riconosciuti e che ha fatto sì che il grado di fiducia aumentasse".

Una scuola sempre più centrale, che punta e riesce ad arginare i fenomeni di isolamento e dispersione scolastica, sebbene, come sostenuto dalla Bichi, ci sia:

"una porzione di popolazione, intorno al 20%, per cui prevale una forte distanza emotiva e motivazionale nei confronti dell'impegno scolastico e il Pnrr sarà utile proprio a dare una mano in questo senso".

Discusso inoltre il tema della cosiddetta restanza, fenomeno che indica la tendenza dei più giovani a crescere, studiare e lavorare nella realtà in cui sono nati e vivono, fermo restando la propensione all'esplorazione del mondo da parte dei giovani.

I risultati dell'indagine

Spazio, poi, nella seconda parte dell'incontro ai capitoli oggetto dell'indagine. A soffermarsi sullo stato di salute della scuola è stato Andrea Gavosto (Fondazione Agnelli), a detta del quale:

"I ragazzi sono stati entusiasti di tornare a scuola dopo l'urto della pandemia. Una realtà, quella scolastica, in cui gli studenti riconoscono nei docenti le competenze disciplinari ma hanno difficoltà, nel contempo, ad apprezzare il modo con cui si insegna. Un aspetto confermato pure dai diretti interessati, i docenti, che sempre più salgono in cattedra senza avere alle spalle periodi di tirocinio".

La madre delle riforme previste dal Pnrr, ha aggiunto Gavosto, prevede.

"la formazione iniziale della didattica per i docenti e dovrebbe far sì che venga modificata questa anomalia tutta Italiana".

Un campanello d'allarme rispetto alla parità di genere sul piano lavorativo è stato inoltre lanciato da un'altra relatrice, l'ad di Illycaffè, Cristina Scocchia, a dir poco colpita dai dati inerenti al tasso di occupazione femminile nello Stivale.

"In Italia il tasso di occupazione maschile supera di 18 punti, pari al 68%, quello femminile. Viviamo in un Paese nel quale mancano i servizi per la natalità, dove viene penalizzata la gravidanza. Personalmente, nelle mie esperienze maturate all'estero sono stata trattata come professionista. Una volta rientrata in Italia sono "diventata" una donna. Gli stereotipi riguardo a questo tema sono molto forti e vanno superati. Tasso di occupazione basso e inverno demografico sono ora le priorità a cui guardare. Secondo le stime, un'occupazione femminile degnamente riconosciuta porterebbe a un aumento di 7 punti percentuali sul Pil".

Necessario intervenire sulla natalità anche secondo il presidente nazionale del Forum Famiglie Gigi De Palo che ha messo in guardia sulle risultanze che potrebbero emergere nel prossimo anno,  quando:

"i nuovi nati saranno circa 385 mila, ancora meno rispetto al 2022. Senza interventi sarà difficile invertire la rotta. Lo dimostra l'indagine svolta dall'Istituto Toniolo che evidenzia come fare un figlio, andare a vivere da soli e fare famiglia sia diventato più complicato. Problemi che insistono su debolezze pregresse".

Di contro, ha detto De Palo:

"la famiglia, sempre in considerazione degli effetti dell'epidemia, ha assunto maggiore importanza. Infatti il 94% degli intervistati ritiene che tale periodo abbia  dato eguale importanza alla relazione con figli e partner".

Sull'esperienza del "Southworking", forma di lavoro da remoto per aziende fisicamente collocate nell'Italia del Nord ma svolto da persone che abitano nell'Italia del Sud, si è espresso infine Mario Mirabile.

"Prima della pandemia il Sud era stato vissuto come marginalità. Con questo cambio di paradigma, abbiamo quindi tracciato un solco importante che ci mette adesso nelle condizioni di continuare a insistere sullo sviluppo di network e di creare un ecosistema normativo favorevole".

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