Piccolo Teatro di Milano occupato dai lavoratori del settore: le parole dei manifestanti

"Non abbiamo fissato una data per la fine di questo parlamento culturale: ce ne andremo quando vedremo delle azioni concrete".

Cronaca Milano, 28 Marzo 2021 ore 15:13

Piccolo Teatro di Milano occupato dai lavoratori del settore: le parole dei manifestanti.

Piccolo Teatro di Milano occupato dai lavoratori del settore: le parole dei manifestanti

MILANO - In occasione della Giornata Mondiale del Teatro, il Coordinamento Spettacolo Lombardia ha occupato ieri, sabato 27 marzo, il Piccolo Teatro Grassi, in via Rovello, nel centro della città. Tecnici, macchinisti, sarte, attori, registi, scenografi, drammaturghi e studenti hanno occupato pacificamente un luogo simbolico del Teatro italiano, il primo teatro comunale di prosa d'Italia”, fondato con l'impegno di essere "un teatro d'arte per tutti”.

Il Coordinamento Spettacolo Lombardia - spiega un comunicato - istituisce un Parlamento Culturale Permanente come luogo di incontri, assemblee, dibattiti, laboratori e proposte artistiche, sono invitati a partecipare le lavoratrici e i lavoratori, le imprese culturali, le piccole e medie compagnie, le istituzioni e tutte le realtà che compongono il settore, per un'assunzione di responsabilità condivisa.

Le parole degli occupanti

"Chiediamo la vostra solidarietà in questa nostra fatica. L'occupazione di oggi (sabato 27, ndr) del Piccolo Teatro Grassi è una tappa del percorso che stiamo facendo da ormai un anno per sensibilizzare le istituzioni sui problemi del mondo dello spettacolo. Non abbiamo fissato una data per la fine di questo parlamento culturale: ce ne andremo quando vedremo delle azioni concrete". Queste le parole di Marco Cacciola, attore e regista del Coordinamento Spettacolo Lombardia. Hanno partecipato all’azione tecnici, macchinisti, sarte, attori, registi, scenografi e drammaturghi, ma anche comitati studenteschi universitari.

"Il 27 marzo doveva essere il giorno della riapertura"

“Il 27 marzo è una ricorrenza importante perché è la giornata dedicata al teatro, ma anche perché, nelle parole di Franceschini doveva essere il giorno della riapertura - continua Cacciola - La nostra occupazione sarà un luogo di dibattito e di proposte artistiche, per trovare una nuova modalità con cui veicolare le esigenze del nostro settore che da un anno è in sofferenza. Le istituzioni nell’ultimo periodo hanno dato più attenzione al mondo dello spettacolo ma ancora latitano su delle proposte concrete”.

Uno degli striscioni esposti durante l'occupazione sabato mattina del Piccolo Teatro (Foto e video: Mianews)

“Quello di oggi è l’ulteriore passo di quello che abbiamo iniziato da qualche anno come lavoratrici e lavoratori del mondo dello spettacolo”, aggiunge Roberto Zacca, tecnico dello spettacolo. “Chiediamo un tavolo interministeriale per affrontare i vari problemi legati alla precarietà che affligge il mondo dello spettacolo. E’ necessaria una riforma strutturale del settore che riesca a garantire sicurezza alle persone che vi operano. Poi abbiamo delle richieste legate alla contingenza pandemica, tra cui un reddito di continuità. E’ un anno che andiamo avanti con bonus che non hanno scadenze e importi precisi, e dal 24 dicembre nessuno riceve nulla. L’occupazione è anche un modo per aprirci alla cittadinanza, che come noi sente la mancanza di questi luoghi culturali”.

Anche gli studenti hanno partecipato all'occupazione

Alla conferenza stampa tenutasi intorno alle ore 17 erano presenti anche gli studenti universitari e delle superiori che vogliono far sentire la propria voce sul tema della chiusura delle scuole: “Noi ragazzi non abbiamo perso solo le nostre abitudini ma anche le certezze per il futuro. I tassi di dispersione scolastica continuano ad aumentare, come anche i casi di disagio psicologico tra i 17 e i 25 anni”, commenta la studentessa universitaria Teresa Kucik. “Il nostro appello è quello di destinare i soldi del Recovery fund a una ripartenza concreta, che metta al centro la scuola. Vogliamo che il 5% del Pil sia dedicato alla formazione, per costituire un lavoro di qualità”.