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Maxi sequestro antimafia al truffatore del "rip deal": via beni per 2 milioni di euro

Si era finto immobiliarista di appartamenti di lusso e aveva ottenuto dalle sue vittime ingenti somme di denaro

Cronaca Milano, 17 Marzo 2021 ore 15:23

Maxi sequestro antimafia al truffatore del "rip deal": via beni per 2 milioni di euro.

Maxi sequestro antimafia al truffatore del "rip deal": via beni per 2 milioni di euro

MILANO – Maxi sequestro antimafia da 2 milioni di euro a un truffatore della tecnica “rip deal”. I poliziotti della Divisione Anticrimine della Questura di Milano hanno eseguito il sequestro nei confronti di Paolo Lisi, 42enne nato a Genova con precedenti per reati contro il patrimonio, specializzato nella realizzazione di truffe. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Autonoma Misure di Prevenzione, su proposta del Questore di Milano.

Crimini a partire dal '93

Un curriculum criminale che inizia nel 1993 quello di Lisi, quando ancora era minorenne, autore di numerosi reati contro il patrimonio, principalmente furti aggravati per cui è stato più volte condannato. Negli stessi anni è stato responsabile anche di reati di falso, evasione, danneggiamento e porto d’armi.

Cosa è la truffa "rip deal"

Negli anni 2000 la sua carriera fa un salto di qualità, specializzandosi nella realizzazione delle truffe con la modalità “rip deal”, letteralmente “affare strappato”: i truffatori, spacciandosi per facoltosi uomini d’affari, sceicchi, nobili, diplomatici, guadagnano la fiducia di ignare vittime, per lo più stranieri nordeuropei, che vengono agganciati sul web e successivamente incontrati in lussuose location, come grandi alberghi o circoli privati, dove vengono loro prospettati vantaggiosi affari immobiliari o riguardanti opere d’arte.

Una volta guadagnata la fiducia delle vittime scatta la truffa vera e propria: i malfattori propongono un cambio di valuta a condizioni particolarmente favorevoli, facendo intendere che si tratta di "denaro sporco". A questo punto viene realizzato lo scambio ma, a fronte del denaro autentico, nella valigetta che viene consegnata alle vittime è presente carta straccia o banconote fac simile, ricoperte solo in superficie da banconote autentiche. E quando il malcapitato capisce l’inganno, i soldi gli vengono sottratti con la forza: la truffa si tramuta in rapina o furto con strappo.

Già sequestrato nel 2008 un immobile a San Giuliano Milanese, auto e conti correnti

Avendo accumulato un patrimonio con profitti illeciti, nel 2008 Lisi è stato già destinatario di un primo provvedimento antimafia, con cui gli sono stati sequestrati un immobile a San Giuliano Milanese, due auto Mercedes e due conti correnti, di cui uno con un saldo di 700mila euro; contestualmente gli è stata irrogata la Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza, misura terminata nel 2014, dopo che ha scontato diversi periodi di detenzione. Nonostante queste misure di prevenzione, Lisi non ha mutato la propria condotta e ha continuato a delinquere, violando le misure penali e di prevenzione adottate nei suoi confronti.

Nel 2013 è stato inoltre condannato per il reato di intestazione fittizia di beni, avendo intestato a varie società quattro immobili ubicati in via Lancetti a Milano, al fine di evitare di subire ulteriori sequestri (questi beni sono stati sequestrati in ambito penale). Nel 2018, insieme a due complici (entrambi con precedenti per reati contro il patrimonio), è stato arrestato per avere pianificato e messo in atto un’ulteriore truffa "rip deal". In quell’occasione i truffatori, dopo aver organizzato un incontro presso un albergo di lusso di Milano, hanno cercato di comprare bitcoin del valore di 25mila euro, offrendo in cambio una valigetta piena di banconote fac simile, ma lo scambio non è andato a buon fine grazie all’intervento di un intermediario, che si è accorto del raggiro tentato dei sedicenti acquirenti. Per questo fatto è stato recentemente rinviato a giudizio.

Nuovi sequestri di immobili e conti correnti

La lunga carriera criminale di Lisi gli ha permesso di accumulare un ingente patrimonio, del tutto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, che è stato ricostruito per mezzo degli accertamenti effettuati dai poliziotti della Divisione Anticrimine. Le indagini hanno permesso di portare alla luce importanti investimenti immobiliari realizzati da Lisi che, con il ricavato delle proprie attività illecite e l'ausilio di una rete di prestanome, ha acquistato immobili di lusso e ha mantenuto un tenore di vita del tutto ingiustificato rispetto alle entrate reddituali del suo nucleo famigliare.

La proposta di sequestro presentata dal Questore di Milano è stata accolta dal Tribunale, che ha disposto il sequestro antimafia di una lussuosa villa, con annesso box auto e giardino, sita a Lainate, oltre a un immobile e due terreni a Imperia, e vari conti correnti bancari nella sua disponibilità. Il valore complessivo dei beni sequestrati è di circa due milioni di euro, rispetto ai quali Lisi è adesso chiamato a dimostrare la provenienza lecita, altrimenti il sequestro andrà a consolidarsi in confisca: in questo modo lo Stato acquisirà la titolarità dei beni, "ripulendo" il mercato dai capitali illeciti che potranno essere reimpiegati nell’interesse della collettività.