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difficile un punto d'incontro

Il ricordo di Sergio Ramelli si divide fra il Sindaco senza fascia tricolore e il saluto romano dei neo-fascisti milanesi

Ieri si è ricordata la morte del giovane studente ucciso dall'estrema sinistra 46 anni fa, e per farlo in centinaia hanno alzato il braccio in un saluto romano.

Il ricordo di Sergio Ramelli si divide fra il Sindaco senza fascia tricolore e il saluto romano dei neo-fascisti milanesi
Cronaca Milano, 30 Aprile 2021 ore 11:12

Nel pomeriggio di ieri, 29 aprile 2021, si è tenuta la commemorazione di Sergio Ramelli, studente appena maggiorenne, militante dell’Msi aggredito il 13 marzo 1975 da un gruppo di Avanguardia operaia e morto il 29 aprile di 46 anni fa per le ferite riportate. Ieri come anno vi è stata la deposizione delle corone ai giardini Segio Ramelli, in zona città studi oltre ad un comizio organizzato da movimenti di estrema destra, cui hanno preso parte centinaia di cittadini, ricordando il giovane studente in braccio teso e saluto romano.

Un momento della commemorazione ai Giardini intitolati a Sergio Ramelli (Foto Mianews)

La commemorazione istituzionale della morte di Sergio Ramelli

Hanno preso parte alla cerimonia il sindaco Giuseppe Sala (senza la fascia tricolore, dettaglio non passato inosservato), il vicesindaco e assessore alla Sicurezza, Anna Scavuzzo, l’assessore alla Mobilità Marco Granelli, l’assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia Riccardo De Corato, il capogruppo di FdI Andrea Mascaretti e l’eurodeputato Carlo Fidanza.

“Penso alle morti di Ramelli, Pedenovi e anche a quella di Calabresi che sono state tutti negli anni ’70. Con tutti i limiti della nostra vita attuale e di questa società credo che siano momenti migliori, i conflitti sociali che c’erano una volta erano più gravi per cui il percorso di riconciliazione non sarà mai finito, però credo che del percorso sia stato fatto”, ha commentato il sindaco Giuseppe Sala.

Il cippo e le corone nei giardini dedicati a Sergio Ramelli (Foto Mianews)

Sala senza la fascia tricolore

“La commemorazione di oggi in memoria di Sergio Ramelli e di Enrico Pedenovi, dopo gli arresti degli ex terroristi rossi avvenuti ieri in Francia, mi riporta indietro con la memoria a quegli anni. Oggi nessun giovane potrebbe immaginarsi cosa volesse dire essere di destra allora. Fortunatamente quel periodo ormai è memoria storica e mi auguro che non si ripeta più. Questi giardini sono stati intitolati alla memoria di Ramelli dall’Amministrazione comunale.

Avrei voluto vedere il Sindaco di Milano, Beppe Sala, partecipare a questa ricorrenza con la fascia tricolore a nome della città intera e non come un comune cittadino. La scelta di non indossarla ha sicuramente un valore politico. Non si spiega, altrimenti, perché in tutte le altre celebrazioni la indossi, al contrario di oggi”.

Questo il commento diffuso in una nota dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia e assessore regionale Riccardo De Corato relativamente alle commemorazioni presso i giardini Ramelli e la stele in viale Lombardia davanti all’abitazione di Pedenovi in occasione del 46esimo anniversario della morte di Sergio Ramelli e del 45esimo dall’uccisione di Enrico Pedenovi.

Non sono mancati i (tanti) saluti romani

Oltre alla commemorazione istituzionale, ieri circa un migliaio di cittadini si sono ritrovati come ogni anno per commemorare la morte di Ramelli: quasi tutti vestiti di nero, diversi senza mascherina (o male indossata), qualche donna e tanti uomini di ogni età e stazza, ma con ideali politici comuni.

Al presidio neo fascista non sono mancati, neppure quest’anno, i saliti romani con il braccio destra alzato e teso. E così senza nemmeno pensarci al presidio di Via Paladini si è passati dal saluto al giovane 18enne brutalmente ucciso a un ritrovo – con assembramenti caratterizzati dal mancato corretto utilizzo dei dispositivi anti covid – volto alla commemorazione e riaffermazione del fascismo.

Il presidio si è infatti concluso con il “presente” ripetuto tre volte accompagnato dal saluto romano al richiamo “Camerata Sergio Ramelli“, dopo il riposo e l’attenti alla militare. Un simbolico, anacronistico e spaventoso ritorno ad un passato il cui ricordo si sbiadisce ogni anno di più.

Giordana Liliana Monti