Le indagini

Il barista ucciso al Corvetto conosceva il killer: l'agguato forse per vendetta

L'assassino è tornato indietro per finire la sua vittima quando era già a terra: temeva di essere stato riconosciuto.

Il barista ucciso al Corvetto conosceva il killer: l'agguato forse per vendetta
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Ruiming Wang, il barista ucciso ieri mattina al Corvetto conosceva il killer e per questo il killer lo ha ucciso con più colpi di pistola.

Il barista ucciso conosceva il suo killer

MILANO - Dalle indagini comincia ad emergere una notizia importante ai fini della ricerca della verità sull'omicidio del barista 35enne ucciso a colpi di pistola nel suo bar nella mattinata di lunedì 19 dicembre.

Un agguato mirato

Lo si era capito già dai primi accertamenti di ieri, si è trattato di un agguato mirato: il corpo del barista è stato ritrovato a terra all'ingresso del bancone, come se non avesse avuto il tempo di reagire. La conferma arriva anche dalle numerose telecamere di sorveglianza installate in piazza Angilberto II  che mostrano chiaramente un uomo con il volto coperto che entra nel Bar Milano e  si avvicina alla vittima, Ruiming Wang, e gli spara.

Poi lo si vede dirigersi verso l'uscita ma l'assassino ci ripensa, va verso il corpo ormai a terra del titolare, ed esplode altri colpi a distanza ravvicinata. Gli inquirenti sono certi: l'omicida aveva paura di essere riconosciuto dalla vittima se mai si fosse salvato dall'agguato.

Le ipotesi degli inquirenti

Da qui l'ipotesi degli inquirenti della sezione Omicidi, diretti da Marco Calì e Domenico Balsamo che stanno lavorando soprattutto sulla vita e sulle frequentazioni della vittima: i due probabilmente si conoscevano. Un'altra ipotesi è anche che «Paolo», come era conosciuto da tutti in zona,  possa essere stato ucciso per vendetta dopo aver litigato con qualche cliente. Del resto il bar non era frequentato sempre da persone raccomandabili visto che è stato spesso soggetto a controlli in quanto frequentato da pregiudicati e punto di ritrovo per lo spaccio ed in passato era già stato chiuso per tre volte dalla questura.

Il killer lo voleva morto

Il titolare del bar viveva a Milano da più di dieci anni e gestiva il bar di piazza Angilberto da più o meno quel periodo e non ha mai avuto problemi con la giustizia, tantomeno legami con il mondo dello spaccio di droga. Dal locale, poi, non è sparito nulla: chi lo ha ucciso lo ha fatto perché lo voleva morto, non per rapinarlo.

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