Cronaca
La decisione dei giudici milanesi

Baby Gang: niente sorveglianza speciale per il rapper

I giudici della sezione "Misure di prevenzione" del Tribunale di Milano hanno respinto la richiesta.

Baby Gang: niente sorveglianza speciale per il rapper
Cronaca Milano, 22 Marzo 2022 ore 14:24

Ennesimo capitolo nella sempre più controversa storia giudiziaria del rapper lecchese Baby Gang. I giudici della sezione "Misure di prevenzione" del Tribunale di Milano, che avevano  il compito di vagliare l'ipotesi  di "sorveglianza speciale" per due anni  nei suoi confronti, hanno respinto la richiesta che era stata avanzata dalla Questura di Sondrio.

Baby Gang: niente sorveglianza speciale per il rapper

Una persona “dedita alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica” e quindi un individuo "Socialmente pericoloso": questa la convinzione che aveva spinto le forze dell'ordine valtellinesi (territorio dove ufficialmente Baby Gang ha dimora) a richiedere il provvedimento che prevede  prescrizioni relative (anche) agli orari, ai luoghi ed alle frequentazioni che il sorvegliato deve rispettare. Le toghe milanesi hanno però respinto la richiesta quindi nessuna misura verrà applicata a  Zaccaria Mouhib. 

Sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per capire perché i giudici si siano opposti alla richiesta che la Questura di Sondrio aveva argomentato in un fascicolo di oltre 300 pagine in cui erano  ampiamente descritte le gesta, ovviamente non musicali, del rapper e il lungo elenco di DAspo disposti nei suoi confronti, da Lecco a Milano passando per Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Rimini e Bellaria Igea Marina.

Qualche settimana fa è tornato in libertà

Non solo Daspo ma anche arresti: Baby gang infatti  è tornato in libertà da poche settimane. Mouhib ha lasciato il carcere di san Vittore di Milano il 10 febbraio. Si trovava in in cella  dallo scorso 20 gennaio 2022. Era stato arresto  con l'accusa di aver messo a segno alcune rapine nel capoluogo lombardo insieme ad Amine Ez Zaaraoui, vero nome del rapper Neima Ezza e a Samuel Matthew Dhahri.

Secondo i giudici che lo hanno rimesso il libertà la sua fama potrebbe aver indotto le vittime delle rapine ad uno "scambio di persona". Mouhib "è un cantante noto tra i giovani della fascia di età cui appartengono le persone offese e la familiarità con il suo volto potrebbe aver condizionato le parti lese in sede di riconoscimento" hanno sottolineato le toghe restituendo la liberà al lecchese.

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