Cronaca
Il rapporto Inail

In aumento i contagi da covid sul lavoro: oltre 130mila casi, soprattutto donne

Il commento da Rödl & Partner. In Lombardia il maggior numero di contagiati sul posto di lavoro, a Milano quasi 15mila casi.

In aumento i contagi da covid sul lavoro: oltre 130mila casi, soprattutto donne
Cronaca 26 Gennaio 2021 ore 11:57

In aumento i contagi da covid sul lavoro: oltre 130mila casi, soprattutto donne.

In aumento i contagi da covid sul lavoro: oltre 130mila casi, soprattutto donne

MILANO – Secondo l’ultimo rapporto Inail, aggiornato al 31 dicembre 2020 e appena presentato, i contagi da coronavirus sul luogo di lavoro hanno ormai superato la soglia dei 131mila da inizio pandemia e a oggi è probabile siano cresciuti ancora. Un’eventualità, quindi, molto più concreta di quello che si possa pensare e che può mettere a rischio la salute dei lavoratori, ma non solo.

Il commento di Rödl & Partner

Una lettura del report, e del suo trend crescente, la forniscono gli esperti legali che osservano come nel collegamento tra azienda e lavoratore in materia di covid vi sia un aspetto di criticità nel rapporto con le Ats:  “L’impasse – spiega l’avvocato Irene Pudda di Rödl & Partner, esperta in privacy & labour compliance – è dovuta al fatto che il datore di lavoro non è autorizzato a comunicare ai colleghi il nominativo di un dipendente risultato positivo.

L’azienda è tenuta a fornire all’Ats le informazioni necessarie perché quest’ultima possa assolvere ai compiti previsti dalla normativa emergenziale e, contemporaneamente, ha facoltà di domandare ai possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente i locali aziendali, ma è l’Ats che ha la potestà di contattare i lavoratori per poi applicare le opportune misure di quarantena”.

Le difficoltà operative

Il rischio, così facendo, è che le aziende lascino operativi interi reparti o uffici con il pericolo di diffusione del virus, non solo tra i dipendenti che sono stati a contatto diretto con il soggetto contagiato, ma anche tra i loro famigliari e i conoscenti. “Tuttavia non si può fare diversamente – chiarisce l’avvocato Pudda di Rödl & Partner, gruppo presente con 109 uffici in 49 Paesi –. La procedura è volta a tutelare la privacy del lavoratore risultato positivo al coronavirus. Certo, come è facile immaginare, procedere alla disinfezione della postazione di lavoro, delle attrezzature utilizzate e degli spazi comuni frequentati dal dipendente, domandare ai possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente i locali aziendali, nonché isolare o chiudere gli uffici in cui il dipendente ha lavorato garantendone allo stesso tempo la totale riservatezza è di difficile applicazione”.

Oltre 37mila contagi sul lavoro in Lombardia

Secondo il recente rapporto Inail, i contagi da coronavirus sul luogo di lavoro a livello nazionale hanno ormai superato la soglia dei 131mila casi. In questo scenario purtroppo la Lombardia, con il 28,4% dei casi sul totale nazionale, pari a 37.208 lavoratori contagiati, detiene il primato negativo. Di questi 26.977 sono donne (72%), mentre 10.231 sono uomini. In Lombardia, Milano si attesta al primo posto con 14.493 casi (39% sul totale regionale), di cui 11.118 donne e 4.375 uomini.

I casi nelle province lombarde

Nel dettaglio della rilevazione dell’Inail in Lombardia le denunce di infortunio causa covid-19 sono per il 39% dei casi localizzate nelle province di Milano (14.493 infortuni), seguita da Varese con 3.708 casi (9,96%), Brescia 3.670 (9,86%), Bergamo 2.817 casi (7,6%), Monza-Brianza 2.703 (7,3%), Como 2.072 (5,6%), Pavia con 2.069 (5,6%), Cremona 1.709 (4,6%), Mantova 1.324 (3,6%), Sondrio 915 (2,5%), Lecco 899 (2,4%), Lodi 829 (2,2%).

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