L'ANALISI

Traumi vs traumi: l’importanza di saper riconoscere il dolore

Ne scrive Anna Marta Parmesani psicologa e psicoterapeuta in formazione

Traumi vs traumi: l’importanza di saper riconoscere il dolore

Quando si parla di dolore, si possono distinguere Traumi con la T maiuscola e traumi con la t minuscola. Che differenza c’è?

La differenza

I primi sono eventi di grande portata che piombano nelle nostre vite come macigni, portando con sé una grande quantità di dolore e sofferenza. Pensiamo, ad esempio, alla perdita di un familiare o di un coniuge, al licenziamento inaspettato, alla distruzione della casa in cui siamo cresciuti a causa di un terremoto, all’aborto spontaneo a gravidanza inoltrata, alla scoperta di una malattia grave di un figlio e così via. Questi Traumi sono impossibili da ignorare: irrompono nelle nostre vite con una tale violenza che non possiamo fare altro che riconoscere la loro entità e farcene carico, sia logisticamente che emotivamente.

I traumi con la t minuscola, invece, sono più subdoli e difficili da individuare perché si celano dietro a gesti, parole, comportamenti che apparentemente possano essere considerati normali. Sono tutte quelle sottili dinamiche relazionali ripetute nel tempo che forgiano il nostro “copione” di vita: una carezza non data, un’assenza genitoriale assordante, l’utilizzo della rabbia come base comunicativa, la svalutazione agita come forma di incitamento, la totale mancanza di rassicurazione.

“Era il tuo dovere”

Pensiamo ad un bambino che cresce in una famiglia dove il valore percepito è direttamente proporzionale al raggiungimento dell’obiettivo più alto. Il bambino imparerà presto che dovrà assumere un comportamento impeccabile agli occhi dei genitori, che dovrà passare ore e ore sui libri di scuola per ottenere un 10 in pagella, sentendosi dire “era il tuo dovere”; quel bambino crescerà e diventerà un ragazzo che imparerà presto a mettere da parte i suoi desideri per dedicarsi al lavoro prestigioso scelto dai suoi genitori. Quel ragazzo diventerà un adulto che avrà imparato per tutta la vita a reprimere le sue emozioni e i suoi pensieri per ascoltare qualcun altro.

Il coraggio di guardarsi dentro si misura anche nel rivolgersi ad un esperto per acquisire uno strumento di lettura esterno in modo da rileggere le dinamiche traumatiche e affrontare le conseguenze.

 

Anna Marta Parmesani

annapsicologa.it

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