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“Questo sentimento popolare”… La vaccinazione di tutti

C’è un qualcosa che ora, più o meno consciamente, sta unendo l’intero Paese.

“Questo sentimento popolare”… La vaccinazione di tutti
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Questo sentimento popolare”… La vaccinazione di tutti.

“Questo sentimento popolare”… La vaccinazione di tutti

CORSICO - L’ultima notte trascorsa (quella di lunedì scorso) è stata un po’ insonne. Non una gran notizia, dato che anche questa settimana mi ritrovo a scrivere prima del solito l’editoriale, così come la scorsa, causa festività del 2 giugno.
La notte insonne aveva due componenti fondamentali: la prima, più futile, era la sconfitta (la seconda su due partite, e oggi siamo a tre, ndr) dell’Olimpia Milano, nella serie finale per conquistare il titolo del Campionato italiano di basket (ormai non è una novità che io sia un tifoso sempre emozionalmente troppo coinvolto o sconvolto, in base alla circostanza). Il secondo fattore che ha, almeno in parte, disturbato le ore teoricamente dedicate al riposo, era ben più importante: oggi (martedì 8 giugno, ndr) mi sono vaccinato!

Trattenere le emozioni

La cosa, nella praticità del gesto, non mi spaventava affatto, anzi, ma non nascondo che le emozioni (anche contrastanti se vogliamo) erano molte. Per tanti mesi, fin dal primo giorno, sono stato “appiccicato”, volente o nolente, a questa pandemia. Dovendo raccontarla, sul territorio, a livello regionale e anche nazionale. Tante ore al giorno, ogni santo giorno, sono state dedicate a sto maledetto coronavirus e tutto ciò che girava attorno ad esso (tutto, praticamente).

Il dolore, la paura, i lutti delle persone più o meno vicine, la “pax estiva” e il ritorno nel baratro lo scorso autunno. Il silenzio la sera, il suono delle ambulanze costante nell’orecchio, la difficoltà a riconoscere le persone dietro ad una mascherina, la voglia di abbracciare e non poterlo fare. I numeri, letti o interpretati male, i furbetti che hanno cercato di far soldi anche in una condizione così dolorosa, le tante contraddizioni del sistema sanitario, il brutto vizio di rincorrere il virus anziché anticiparlo, le facce delle persone, la loro inquietudine riguardo un futuro economico di cui ancora non siamo a conoscenza.

Solo alcuni flash di questi ultimi 17 mesi

Tanti altri ne potrei scrivere, ma sono tutti nel mio cuore: una ferita indelebile che tarderà a rimarginarsi per ognuno di noi. Ad aggravare il tutto, dopo i primi mesi di shock e conseguente sentimento di unità, riassunto se vogliamo nella frase “Andrà tutto bene” (pur consci che non sia andato tutto bene), il Paese si è diviso su ogni aspetto: tra chi voleva aprire tutto e chi altro chiudere tutto, chi non credeva agli ospedali pieni e chi vedeva la tragedia anche in tempi di “relativa pace”. Chi portava acqua al proprio mulino politico e chi all’altro, chi si indignava per la movida e chi avrebbe sparato al runner di turno, chi rispettava la zona rossa e chi la ignorava bellamente.

Divisi per mesi, sempre, in tutto

La situazione non è migliorata un granché in questo senso (proprio la settimana scorsa abbiamo analizzato questo sentimento di costante e contraria indignazione su tutto e tutti), ma c’è un qualcosa che ora, più o meno consciamente, sta unendo l’intero Paese: la campagna vaccinale.

L’inizio della rinascita

Ogni giorno, da qualche mese a questa parte, l’Italia si mette in coda, riceve la propria dose e contribuisce a vincere la pandemia. Lo stiamo facendo, nonostante tutte le polemiche correlate (più o meno lecite), tutti insieme, di nuovo. Una splendida unità di intenti, almeno per la maggior parte degli italiani, che dovrebbe renderci orgogliosi, ogni giorno. Tutti stiamo facendo la nostra parte e siamo ormai vicini alla vittoria, quella sanitaria. Poi inizierà la battaglia sulla situazione economica e già so che questa unità di intenti sarà solo un bel ricordo…

Ma oggi non mi voglio rovinare la festa. Oggi mi sono vaccinato! Ho fatto la mia parte, mi sono sentito parte di una comunità grande come il Mondo intero. Mi sono emozionato a questo pensiero. Un'emozione splendida e che fa quasi un po’ paura: poter tornare a sorridere, insieme.

Andrea Demarchi

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