Il fascino esercitato dall’antico Egitto sull’Italia attraversa epoche e linguaggi molto diversi. Piramidi, faraoni, geroglifici, divinità e racconti legati alla vita dopo la morte sono entrati nell’immaginario collettivo ben oltre i confini dell’archeologia. L’influenza egizia è visibile nei musei, nella letteratura, nel cinema, nei documentari, nelle mostre e perfino nell’intrattenimento digitale contemporaneo, dove ambientazioni ispirate alle tombe dei faraoni e alle divinità del Nilo ricorrono anche in giochi come book of dead slot. È la dimostrazione di quanto l’estetica dell’Egitto antico continui a essere immediatamente riconoscibile anche a distanza di millenni.
In Italia questo interesse ha però radici molto più profonde della semplice cultura popolare. Roma fu uno dei principali centri di diffusione dell’egittomania nel Mediterraneo antico e ancora oggi conserva obelischi, statue e testimonianze provenienti direttamente o indirettamente dal territorio egiziano. Anche altre città italiane hanno costruito nel tempo un rapporto importante con questa civiltà. Torino ospita uno dei più importanti musei egizi del mondo, mentre Milano presenta una storia forse meno conosciuta ma particolarmente interessante, nella quale si intrecciano religione romana, scambi commerciali, ricerca universitaria e campagne archeologiche.
Da Mediolanum al Mediterraneo romano
Per comprendere il rapporto tra Milano e l’Egitto bisogna partire da Mediolanum, la città romana che progressivamente divenne uno dei principali centri politici ed economici dell’Italia settentrionale. Non esistono elementi solidi per sostenere un legame diretto tra la Milano preromana e l’Egitto dei faraoni. Il rapporto diventa invece molto più concreto dopo l’integrazione dell’Egitto all’interno dell’Impero romano. Dopo la conquista romana del 30 a.C., il territorio egiziano entrò infatti in un sistema politico, commerciale e culturale capace di collegare regioni lontanissime.
Merci, persone, credenze religiose e modelli artistici potevano muoversi lungo le grandi rotte dell’Impero. Milano, pur lontana dal Mediterraneo, partecipava pienamente a questa rete. Il collegamento con l’Egitto non va quindi immaginato come un rapporto esclusivo tra due città, ma come parte di un sistema molto più grande nel quale Alessandria, Roma, i porti italiani e i principali centri dell’entroterra erano economicamente e culturalmente connessi.
Il culto di Iside nella Milano romana
Uno degli aspetti più suggestivi riguarda la religione. Durante l’età romana i culti provenienti dall’Egitto si diffusero in numerose regioni dell’Impero. Tra le figure più popolari vi fu Iside, antichissima divinità egizia che nel mondo greco-romano assunse caratteristiche nuove e divenne protagonista di un culto capace di oltrepassare ampiamente i confini geografici dell’Egitto.
Anche Mediolanum fu raggiunta da queste influenze religiose. Le testimonianze archeologiche e gli studi sulla religiosità della città romana documentano infatti la presenza di culti orientali ed egizi. È un passaggio importante perché dimostra come l’immaginario legato all’Egitto fosse presente nel territorio milanese già nell’antichità. Non si trattava semplicemente di curiosità verso una civiltà lontana: alcune delle sue divinità erano entrate direttamente nella vita religiosa del mondo romano.
Particolarmente interessante è anche la fortuna dell’iconografia di Iside con il giovane Horus. Le rappresentazioni della dea che tiene o allatta il bambino costituiscono uno dei temi più conosciuti dell’arte religiosa egizia e continuarono a circolare durante l’età romana e tardoantica.
L’Egitto dentro l’economia dell’Impero
Anche sul piano economico esiste un collegamento, seppure prevalentemente indiretto. L’Egitto romano era uno dei territori economicamente più importanti dell’Impero. La produzione agricola, e soprattutto quella cerealicola, aveva un ruolo fondamentale nell’approvvigionamento delle grandi città. Dal territorio egiziano provenivano inoltre papiro, tessuti, vetro e numerosi prodotti destinati ai mercati mediterranei.
Mediolanum era contemporaneamente un importante centro commerciale e amministrativo dell’Italia settentrionale. La sua importanza crebbe ulteriormente nel tardo Impero, quando tra la fine del III e l’inizio del IV secolo divenne una delle residenze imperiali d’Occidente. Non è quindi necessario immaginare carovane che viaggiassero direttamente da Milano alle rive del Nilo per individuare un rapporto economico. Entrambe le realtà appartenevano alla stessa enorme infrastruttura commerciale romana, nella quale le merci potevano attraversare il Mediterraneo, raggiungere i porti italiani e proseguire verso i mercati dell’interno.
Quando Milano iniziò a scavare in Egitto
Il rapporto più diretto tra Milano e l’Egitto nasce però molti secoli dopo. Nel Novecento l’egittologia milanese assunse infatti un ruolo significativo grazie soprattutto all’attività dell’Università degli Studi di Milano e dell’archeologo Achille Vogliano.
Negli anni Trenta Vogliano guidò campagne archeologiche nel Fayum, una delle aree archeologiche più importanti dell’Egitto. Gli studiosi milanesi lavorarono in località come Tebtynis e Medinet Madi, contribuendo allo studio di insediamenti, papiri e complessi religiosi. A Medinet Madi venne indagato un importante tempio le cui origini risalgono al regno di Amenemhat III, faraone della XII dinastia vissuto nel II millennio a.C.
Questo rappresenta forse il collegamento più sorprendente dell’intera storia: una città dell’Italia settentrionale che, attraverso le proprie istituzioni culturali e universitarie, partecipò direttamente allo studio archeologico dell’Egitto faraonico.
I reperti egizi conservati a Milano
Le conseguenze di quelle ricerche sono ancora oggi visibili nelle collezioni della città. Il Castello Sforzesco conserva una significativa raccolta dedicata all’antico Egitto. La Galleria Antico Egitto dei musei cittadini comprende migliaia di reperti e dedica spazio proprio al rapporto costruito nel tempo tra Milano e la ricerca archeologica sul territorio egiziano.
Anche l’Università Statale conserva un importante patrimonio papiraceo, legato in parte alle missioni archeologiche condotte in Egitto. Il rapporto culturale milanese con l’egittologia, peraltro, precede le spedizioni del Novecento. Già nell’Ottocento la città era inserita nel grande interesse europeo per la civiltà dei faraoni. Nel 1825 passò da Milano anche Jean-François Champollion, lo studioso francese diventato celebre per la decifrazione dei geroglifici attraverso lo studio della Stele di Rosetta.
Un legame meno noto ma sorprendentemente profondo
Milano non possiede con l’antico Egitto un legame immediatamente visibile come quello di Roma, né una tradizione museale universalmente associata all’egittologia come quella di Torino. La sua storia racconta però un rapporto diverso e altrettanto interessante. Prima arrivarono a Mediolanum le divinità e le influenze religiose provenienti dal Mediterraneo orientale. Poi la città entrò pienamente nelle reti economiche di un Impero del quale l’Egitto rappresentava una delle regioni più ricche e strategiche. Molti secoli dopo furono invece gli archeologi milanesi a raggiungere direttamente il territorio egiziano, contribuendo alla scoperta e allo studio di una civiltà che continua ancora oggi ad affascinare l’Italia.
Il filo che unisce Milano al Nilo attraversa quindi quasi duemila anni di storia: parte dalla Roma imperiale, passa attraverso musei e università e arriva fino alla moderna passione culturale per uno dei mondi più riconoscibili dell’intera antichità.