L'evento

Meritocrazia Italia a Milano: sport e Costituzione al centro della prima Direzione Nazionale 2026

All'NH Machiavelli dibattito sull'articolo 33 della Carta con esperti, magistrati e mondo dello sport. Il presidente Mauriello: "Il calcio italiano ha perso identità"

Meritocrazia Italia a Milano: sport e Costituzione al centro della prima Direzione Nazionale 2026

Si è conclusa lo scorso fine settimana presso l’NH Machiavelli di Milano la prima Direzione Nazionale 2026 di Meritocrazia Italia, evento che ha segnato anche il debutto dell’associazione nel capoluogo lombardo. Al centro del dibattito, moderato dal giornalista di Rai Sport Saverio Montingelli, il tema “L’ordinamento sportivo dopo l’art. 33 Cost. – il trionfo del merito anche a livello costituzionale”.

La riforma costituzionale e il valore sociale dello sport

La discussione è partita dall’introduzione, nel 2023, del riferimento al valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva all’articolo 33 della Costituzione. Una modifica che ha segnato un passaggio decisivo nel riconoscimento dell’importanza dello sport sotto il profilo della formazione, della tutela della salute e del suo potenziale inclusivo.

Paola Panza, coordinatrice nazionale di Meritocrazia Italia, ha sottolineato come “questa riflessione sullo sport serva a riflettere sulla coesistenza di libertà, qualità e responsabilità in un sistema che favorisca la partecipazione di tutti. Meritocrazia Italia nasce con l’ambizione di contribuire al dibattito pubblico con idee, competenze e capacità di proposta.”

Merito e organizzazione: le sfide del sistema sportivo

Gabriella Squitieri, ministro per Merito, Turismo, Cultura, Impresa e Territorio di Meritocrazia Italia, ha evidenziato che “lo sport riguarda tutti, ha valenza generale ai fini del benessere e della formazione dell’individuo. Il riconoscimento costituzionale implica che il merito per essere riconosciuto vada organizzato. Il lavoro più grande deve consistere oggi nel far ruotare alla perfezione ogni apparato del settore.”

Alessandro Serrao, consigliere responsabile della struttura attuativa di Meritocrazia Italia, ha richiamato il valore del sacrificio: “Oggi i ragazzi non giocano a pallone col piacere e l’amore di una volta. Lo sport è rinuncia, è sacrificio, come abbiamo visto nelle paralimpiadi. Sono gli atleti paralimpici che incarnano il merito. Il riconoscimento costituzionale è il punto di partenza affinché lo sport diventi un diritto per tutti.”

Le voci del mondo giuridico e istituzionale

Paolo Del Vecchio, avvocato dello Stato che si è occupato anche di Calciopoli, ha osservato in collegamento da remoto che “il diritto allo sport è già previsto negli articoli 2 e 3 della Costituzione. Di recente con la Curia e varie associazioni abbiamo messo in campo il comitato Sport per Napoli con il compito di combattere la dispersione scolastica e fare in modo che lo sport sia leva sociale.”

Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato Italiano Fair Play, ha sottolineato la necessità di “essere razionali nelle scelte gestionali. Utilizziamo quello che c’è, che è tanto. Scegliere significa anche rompere gli schemi. Non basta arrivare primi ma occorre l’idea del rispetto e della partecipazione.”

Sport, diritti e infrastrutture

Alessia Fachechi, responsabile nazionale di Meritocrazia Italia, ha apprezzato che “la riforma fu votata all’unanimità, ma oggi le battaglie di riforma sono molto più difficili. La partita del merito si gioca tutta sul modo in cui la politica sarà in grado davvero di portare al centro lo sport. Fino a quando non saremo in grado di creare spazi nelle periferie a rischio di devianza, fino a quando il calcio sarà business e non valorizzazione di talenti, è inutile parlare di promozione della salute.”

Michela Macalli, manager dello sport e presidente della XVIII Commissione intergruppo parlamentare, ha ricordato l’esistenza del “fondo dote famiglia che nel 2025 il governo aveva stanziato per 30 milioni di euro onde incentivare l’attività motoria per i minori in condizioni non agiate. L’Italia è ricca di volontari sportivi, lo sport è cultura. Poi c’è tutto il problema delle infrastrutture, che meriterebbe un convegno a parte.”

Le problematiche concrete del diritto sportivo

Andrea Lepore, professore ordinario di Diritto sportivo e giudice FIGC, ha sollevato questioni pratiche: “Si parla di valore educativo e sociale, ma questi valori sono già inseriti nella Carta. Lo sport è molto diverso da cinquant’anni fa. Va raggiunto un nuovo equilibrio nell’applicazione dei principi. Una squalifica può essere commutata in disposizione rieducativa? È bellissimo parlare di valori nello sport ma qui abbiamo problemi concreti.”

Carlo Buonauro, già Consigliere di Stato ed ex giudice FIGC, ha richiamato il significato profondo del termine: “Merito è parola impegnativa e meritocrazia, fusione di merito e potere, lo è ancor di più. Meritocrazia Italia ha il merito di averla compresa e divulgata nella valenza positiva. Il merito compare nell’articolo 34 della Costituzione, dove si dice che i capaci e meritevoli pur privi di risorse economiche devono accedere agli studi più alti. La Repubblica riconosce l’attività sportiva come diritto naturale di cui l’ordinamento prende atto.”

Fabio Iudica, dell’Università degli Studi di Milano, ha affrontato il tema degli abusi: “Gli abusi più diffusi sono quelli psicologici. Pensate alla ginnastica artistica: diete pesanti, offese, vessazioni. Specie nei confronti dei minori si crea un rapporto quasi morboso. Merito è concedere anche la possibilità di sbagliare. Non dobbiamo essere tutti bravi.”

Il calcio italiano e la sentenza Bosman

Nell’intervista conclusiva, Walter Mauriello, presidente nazionale di Meritocrazia Italia, ha affrontato il tema della crisi del calcio italiano: “La sentenza Bosman ha creato in Italia più che altrove un problema: ci sono alcune squadre italiane che non hanno un solo italiano fra i titolari. La media è fra i due e i tre. Ci sono talenti italiani che non hanno lo stesso appeal degli stranieri, i quali non hanno necessariamente qualità superiore. Non ci meravigliamo se l’Italia non ha partecipato agli ultimi due mondiali. Nel 1982 era una nazionale di qualità.”

La scelta post-ideologica di Meritocrazia Italia

Mauriello ha concluso illustrando la visione dell’associazione: “Non vogliamo essere né di destra né di sinistra, bensì apportatrici di intelligenza e cultura. Notiamo la grande affluenza alle urne nell’ultimo referendum, dovuta al fatto che nella scheda non c’erano simboli di partiti in cui la gente non si riconosce più. La carta vincente per attrarre è la cultura. Come ci insegnava il professor Rodotà, l’importante è la struttura che un paese dà alla propria identità culturale, per potersi interfacciare con gli altri.”