L'INTERVISTA

Matteo Panelli ci parla del suo "Leonero e il barone": il romanzo che nasce da una passione nascosta

Dall’economia alla narrativa: la storia di un autore che ha realizzato il sogno di scrivere e pubblicare il suo primo romanzo, disponibile in tutti gli store fisici e online

Matteo Panelli ci parla del suo "Leonero e il barone": il romanzo che nasce da una passione nascosta
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Abbiamo intervistato Matteo Panelli che ha pubblicato il suo primo libro, ma in realtà si tratta di una trilogia, che racconta un romanzo giallo che si svolge tra le strade di New York, che ha come protagonista un ladro davvero particolare, tutto da scoprire.

Matteo Panelli ci racconta il suo Leonero e il barone

MILANO - Scrivere un libro è spesso il risultato di una passione che matura nel tempo. La mente lavora, macina, si stressa. Le persone attorno a te fanno da contorno al tuo obiettivo, scrivere. Le dita battono sui tasti di notte, in bagno, sui mezzi pubblici, in attesa dal medico. Ovunque ci sia dello spazio e del tempo da sfruttare.

A volte la storia va costruita, piano piano, a volte invece ti arriva tutta insieme e devi solo ordinare gli elementi che la testa produce in continuazione. È quello che è successo a Matteo Panelli, da Laureato in Economia e Commercio a debuttante nel mondo della letteratura. Panelli ha sempre avuto un animo creativo, ma solo durante la pandemia ha trovato il tempo e il coraggio per dare
forma alla sua immaginazione.  Il risultato? Un romanzo giallo avvincente, con un protagonista enigmatico e una storia che si snoda tra le strade di New York e i misteri delle sue origini.

L'intervista

Quando hai deciso di scrivere questo libro?

Non saprei dire con precisione da dove nasce questa storia. Già da ragazzo avevo iniziato a scrivere qualcosa, ma per una serie di coincidenze ho perso tutto. Ho lasciato perdere per anni, poi durante il Covid ho ritrovato il tempo e la voglia di scrivere. Così, da un semplice esercizio di fantasia, è nata una trilogia, anche se oggi a vedere la luce degli scaffali è solo la prima parte, Leonero e il barone.

Avevi già esperienza di scrittura o è stato un salto nel buio?

Scrivo molto per lavoro, ma sempre testi tecnici. Questa è stata la prima volta che mi sono cimentato con un romanzo di fantasia. È stato un esperimento, ma mi sono appassionato
subito.

Il tuo romanzo ha per protagonista un ladro molto particolare. Come lo hai costruito?

Inizialmente dovevano essere le avventure di un semplice ladro di opere d’arte ma non mi stava appagando. Così ho iniziato a dargli un passato più complesso, che si sviluppa lungo tutta la trilogia. Nel primo libro, il lettore scopre solo una parte della sua storia, mentre nel terzo si svelano la sua vera identità e le sue origini misteriose. È un personaggio tormentato, che cerca risposte sul suo passato e su quale forza lo spinga nelle sue azioni.

Hai scelto New York come ambientazione principale. Come mai?

Amo molto quella città, ci sono stato molte volte per lavoro e per piacere. Mi affascina l’atmosfera, i suoi contrasti. Inoltre, mi sembrava il luogo perfetto per un personaggio con un’anima da fuggitivo. Ci sono diverse cose che mi riguardano nel testo.

L’idea di una trilogia è nata strada facendo?

In realtà era già nella mia mente. Ho iniziato con un libro, poi mi sono reso conto che la storia aveva ancora molto da raccontare. Ho scritto i tre romanzi in pochi mesi, quasi senza fermarmi. Ho scritto di getto, facendo lunghe nottate sveglio perché la storia mi appassionava e volevo scriverla nel più breve tempo possibile. Solo dopo ho iniziato a lavorare sulle revisioni. Il primo libro ha un finale autoconclusivo, ma lascia spazio ai due successivi, che approfondiscono il passato del protagonista.

Sei stato ispirato da altri romanzi o film?

Libri no, purtroppo non leggo molto, lo ammetto, quindi non ho riferimenti letterari precisi. So che devo sanare questa lacuna. Però sicuramente ho assorbito tante influenze dal cinema. Mentre scrivevo, non ci pensavo, ma ripensandoci ora, forse un film come Guerriero Americano potrebbe aver lasciato qualche traccia nel mio inconscio.

Spesso capita che per uno scrittore esordiente la prima opera sia un compromesso con l’editore. Alcuni chiedono anche una quota allo scrittore. Qualcosa di folle, ovviamente. Per te, invece, com’è stato trovare una casa editrice?

Sono stato molto fortunato. Ho inviato il manoscritto a un solo editore, tramite un amico scrittore, e nel giro di poche settimane mi hanno risposto dicendomi che lo avrebbero pubblicato. Certo, i tempi di pubblicazione sono stati lunghi, più di due anni, ma alla fine è stato emozionante vedere il mio libro edito.

Hai già un obiettivo di vendite?

Non voglio essere ipocrita: ovviamente mi piacerebbe che il libro fosse letto da tante persone. Il mio primo obiettivo era pubblicarlo, e l’ho raggiunto. Il secondo è che venga apprezzato, così da poter pubblicare anche il secondo e il terzo volume.

Pensi che il tuo personaggio possa “prendere vita” anche in altri formati?

Sarebbe un sogno. Mi piacerebbe che la storia potesse avere una vita propria, al di là dei libri. Se poi un giorno dovesse diventare un film, beh, chi lo sa … sognare non costa nulla! Il primo sogno era quello di pubblicare un libro e ci sono riuscito. Il secondo sogno è quello di vedere i personaggi diventare “realtà”, ma sarebbe fantastico anche se diventasse un fumetto.

Fabio Fagnani

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