Nella zona Barona sta succedendo qualcosa che va oltre il rap, oltre la cronaca culturale, oltre la retorica sulla periferia difficile. Sta succedendo che il quartiere popolare del sud Milano prova a trasformare la salute mentale da privilegio individuale a diritto collettivo con l’apertura del nuovo presidio di Jonas che offrirà sedute accessibili a tutti. E a legittimare questo passaggio è proprio Marracash.
Marracash, la Barona e la terapia psicologica come diritto: “Jonas mi ha aiutato, ora può aiutare anche voi”
MILANO – Non è la prima volta che il rapper parla dei problemi legati alla salute mentale, lo ha fatto diverse volte nel corso di diverse interviste parlando di un problema bipolare che lo riguarda e scrivendo di questi temi anche nei testi di alcune sue canzoni.
Questa volta vuole farlo ancora invitando i fan, e non solo, a non vergognarsi di chiedere aiuto quando ci si trova in queste difficili situazioni al nuovo presidio di Jonas Milano che ha aperto da poco i battenti in quartiere.
Il tema della salute mentale nel suo concerto alla Barona
Lo riporta il Corriere della Sera che racconta come durante il Marra Block Party del 18 aprile, nel cuore della Barona, davanti a migliaia di persone, Marracash abbia interrotto il concerto per prendere posizione su un tema che nel rap italiano – e più in generale nella cultura maschile delle periferie- è stato per anni quasi impronunciabile: la fragilità psicologica.
“Il centro Jonas per la salute mentale ha aperto un presidio qui in quartiere. A me ha aiutato molto, spero possa farlo anche con voi“, poche parole, ma con un peso enorme. Perché non arrivano da un testimonial istituzionale o da una campagna ministeriale. Arrivano da uno che la Barona l’ha vissuta davvero, che ne ha raccontato le crepe nei testi, nei dischi, nelle ossessioni artistiche. Uno che ha trasformato depressione, alienazione, ego e crisi identitarie in linguaggio musicale collettivo.
Il nuovo presidio di Jonas Milano offrirà terapie sostenibili per tutti
Il cuore della notizia raccontata dal Corriere è l’apertura, negli spazi del Barrio’s, del quarto presidio del Progetto Psicoanalisi nelle Periferie (Ppp), promosso da Jonas Milano ETS, la rete fondata nel 2003 dallo psicoanalista Massimo Recalcati. Si tratta della quarta sede, dopo l’apertura di altri tre presidi di questo tipo al Corvetto, a Quarto Oggiaro e a Crescenzago.
L’idea è radicale nella sua semplicità: chiunque deve potersi permettere un percorso psicologico. Anche chi vive nelle periferie. Anche chi non ha soldi. Anche chi normalmente resterebbe fuori dalla cura. Per questo il nuovo spazio — chiamato “Il Ponte”, e che sarà coordinato dalla psicoterapeuta Beatrice Vanni, offrirà sedute accessibili a tutti: dalla gratuità fino a un massimo di 15 euro. In una città dove una singola seduta privata può costare anche cento euro, il messaggio politico è chiarissimo: se la terapia è accessibile solo ai benestanti, allora la salute mentale non è davvero un diritto.
Due mondi che si incontrano con l’aiuto di Marracash
Ed è qui che il racconto di questa iniziativa diventa profondamente simbolico. Perché mette insieme due mondi che raramente dialogano sul serio: quello della strada, del rap, delle case popolari e quello della psicoanalisi, dell’ascolto, della cura della parola.
Marracash diventa il ponte umano tra questi universi. Quando dice “Jonas mi ha aiutato molto”, non sta semplicemente consigliando un centro. Sta demolendo uno stigma. Sta dicendo a migliaia di ragazzi cresciuti con l’idea che chiedere aiuto significhi essere deboli che perfino chi sembra invincibile può aver avuto bisogno di essere ascoltato.
Il luogo scelto non è casuale. Il Barrio’s da anni rappresenta uno dei principali presidi culturali e sociali della Barona: concerti, teatro, laboratori, comunità. Un luogo che prova a tenere insieme persone, relazioni, possibilità.
Il cartello sulla porta e il diritto alla vulnerabilità
Nel reportage del Corriere emerge continuamente questa idea: la periferia non come spazio da contenere, ma come spazio da curare. E allora assume un significato fortissimo anche il dettaglio raccontato nell’articolo: il cartello appeso alla porta della nuova stanza di Jonas: “Colloquio in corso, non disturbare” è una frase semplice. Quasi invisibile. Eppure dentro contiene una rivoluzione culturale: riconoscere che anche nelle periferie esiste il diritto alla vulnerabilità, al silenzio, all’ascolto. Non soltanto alla sopravvivenza. Per questo il ritornello della canzona dedicata alla Barona “Popolare” citato in chiusura dal Corriere smette di essere soltanto nostalgia urbana: “Così è come la vera Milano suona”.
Perché la vera Milano, qui, non è quella delle skyline o dei rooftop finanziari. È quella che prova ancora a costruire comunità mentre tutto il resto spinge verso isolamento, prestazione e solitudine.