capitale della moda

La moda riparte da Milano con la sfilata a porte chiuse di Armani

Armani è stato il primo ad avere il coraggio, quando ancora la pandemia non faceva così paura, di sfilare a porte chiuse.

La moda riparte da Milano con la sfilata a porte chiuse di Armani
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Armani è stato il primo ad avere il coraggio, quando ancora la pandemia non faceva così paura, di sfilare a porte chiuse.

(Alza il volume e guarda il video servizio di Sky TG24)


Armani torna a sfilare col pubblico

Ora è tra i primi a riportare la moda in passerella e lo fa in maniera grandiosa ritornando al 21 di via Borgonuovo dove venivano ospitati i primi suoi defilè.

L’atmosfera è quasi surreale, intima, raccolta, ci si sente ospiti privilegiati invitati ad assistere ad uno spettacolo per pochi amici.

E’ emozionato quando racconta ad un numero ristretto di giornalisti quest’ultima sua collezione, il suo è un uomo che deve nascere e morire con …. Perché con l’uomo non ci si può divertire come con la donna, convinto, oggi più di prima, a non seguire i trend del momento confessa che non sa da dove arrivi l’ispirazione, ma arriva. Ed è qua la magia: nulla è forzato, i cui codici sono evidenti, eppure tutto è nuovo; è la maestria di un grande artista che sa sorprendere senza stupire.

Ad ammirare le sue creazioni personaggi noti del mondo dello sport, della musica, del cinema, star affermate o giovani rivelazioni, perché l’eleganza non ha età.

Affaticato da un incidente che l’ha costretto a 15 giorni in ospedale per una brutta operazione all’omero, re Giorgio è euforico perché torna a sfilare dal vivo: “Il digitale aiuta – ci spiega – perché permette di raggiungere un’audience più vasta, ma solo in un secondo momento. Prima c’è la passerella.”

Niente può sostituire il vedere da vicino quei tessuti che ondeggiano sui corpi, la loro leggerezza, le loro sfumature, la sfilata è un’emozione che dura in eterno e che riconsegna a Milano il ruolo di “capitale della moda”.

“Con Giorgio c’è un rapporto in particolare di amicizia, lo rispetto, riconosco quello che ha fatto per Milano, ma mi piace l’idea che in questa fase anche avanzata della sua carriera la sua attenzione verso la città mi pare di essere ai massimi.”

L'intervista ad Alessandro Sartori, direttore creativo Ermenegildo Zegna

"Le riflessioni che abbiamo fatto in questo periodo che ha accelerato tutto sono quelle che probabilmente avremmo fatto in un periodo molto più lungo, ma le abbiamo fatte in un periodo corto. Oggi il modo di vestire è cambiato, perché siamo cambiati, diamo un’importanza diversa ai vestiti: non devono più essere dedicati ad un momento specifico, ma devono funzionare in tutti i momenti della giornata, devono funzionare in-door e out-door quindi il comfort è al centro del design.

Assenza di spalle, assenza di fodere, assenza di fused, assenza di canvas, il materiale fa il capo. E in questo senso la collezione esprime questo concetto effortlessness o di leggerezza, di fluidità, secondo me in un modo molto importante

Credo che l’utilizzo delle tecnologie, che è sempre molto forte nei materiali tecnici come il nylon, come i poliestere, le viscose, in realtà non è così spinto nei materiali naturali che siano vegetali tipo il cotone, il lino e la canapa, oppure animali tipo appunto la lana o il kashmir. In realtà noi stiamo accelerando molto sulla ricerca di nuove tecnologie applicate alle fibre naturali, per cui la lana si trasforma e per diventare evidentemente molto protettiva, ma mantenere leggerezza viene pulita dalle scaglie e vengono fatte queste finiture iperlucide e alla fine la lana è protettiva, idrorepellente e ovviamente fresca, perché tiene una temperatura costante nei 12 mesi, ma soprattutto una mano fantastica e l’abbiamo chiamata lana liquida; così come hai visto i tessuti di maglia, ci siamo messi in testa di utilizzare, per dare comfort, dei materiali che non abbiano lycra, ma che siano naturali. E quindi iniziamo a tessere le maglie, che facciamo evidentemente poi rientrare nei nostri finissaggi in modo da acquisire compattezza e poi, anziché farci delle maglie, anche quelle ovviamente, facciamo soprattutto giacche, pantaloni, outerwear e trench. E quindi abbiamo trovato un nuovo utilizzo per i tessuti di maglia e nelle stagioni prossime daremo sicuramente ancora molto più spazio a queste ricerche.”

Credo che le rappresentazioni intelligenti di questo tipo di performance debbano essere in linea con il tempo, con i tempi e con le collezioni. Per cui, se si sfilava in un certo modo, ad un certo punto, e ricordiamo le sfilate couture con 50 persone sedute attorno ad un giardino o negli interni dei palazzi; e poi sono arrivate le sfilate dei designer anni ’80-’90, e poi e poi e poi ancora… ricordo ad esempio le prime sfilate di Romeo Gigli: erano delle cose favolose, ma erano perfette per quel momento; e poi le mega-sfilate. Io non credo più alle mega-sfilate, credo che ci sia un modo migliore per raccontare la collezione che quello di abbinare dei video molto narrativi, che hanno dentro tutto il concetto di collezione, che servono a trasmettere la collezione anche a chi non può sedersi a una sfilata, perché per quelli, che sono centinaia di migliaia o milioni di persone, potenziali clienti, vedere oggi un video così è molto più importante che non vedere dei ragazzi che vanno avanti e indietro chiaramente. Credo che il domani sia un inbetween e in questo senso ho accennato al metateatro, un po’ come battuta, ma mica troppo, perché credo che le tecniche teatrali possano entrare in campo ed aiutarci nella moda. Per cui sicuramente delle rappresentazioni che hanno un fondo e possono essere questi nuovi video su screen digitali che raccontano il percorso per arrivare alla sfilata e poi una sfilata in presenza con i modelli, con i capi, ma con poche persone e con gli addetti ai lavori.”

Il pensiero di Kean Etro e il ricordo di Battiato

“Questo stato di sospensione e questa dimensione metafisica così cara al grande, al grande maestro Franco Battiato che, devo dirlo, ormai sono 30 anni/35 da quando lo conobbi, veramente mi ha segnato il percorso, i libri che in ogni album lui, come dire, consigliava, seminava in giro per il mondo con le sue canzoni. Addirittura nell’85 avevo scarsi 21 anni, non lavoravo ancora per l’azienda di famiglia e mi metto a fare la scenografia per il suo concerto “Mondi Lontanissimi”, siamo nell’85. Nel ’79, a 15 anni, vado nel retro bottega di questo negozio a Milano di dischi che stavano rendendo perché invenduti, e scopro la dimensione alchenica de “L’Era del Cinghiale Bianco”, che nessuno aveva comprato, mi innamoro perdutamente e sarà la colonna sonora di tutta la sfilata. E vi do una chicca, che cosa rappresenta ‘sto cinghiale bianco? Il cinghiale bianco è un simbolo dei celti, è l’animale sacro dei druidi e, molti non lo sanno, che chi ha fondato questa città, Milano, Roma è stata la lupa, qui è stata una chinghialessa femmina, mezza lanuta “medio lanum”, quello che ci vuole dire Franco è un ritorno a quell’epoca, l’epoca dell’oro. Apriamoci un po’ a questi mondi lontanissimi di Franco, a questo meraviglioso universo che è, sempre e comunque, madre natura.”

Tu sei stato il primo anche l’anno scorso a volere veramente sfilare, portare la moda dal vivo in passerella. Questo è fondamentalmente il linguaggio della moda, la sfilata?

“Allora, siamo esseri fisici, abbiamo un bisogno imperativo di socializzare, di guardarci negli occhi, di cogliere quel sorriso, o anche quella malinconia no? Quindi è tutto fisico, poi possiamo registrare l’evento e mandarlo in onda, possiamo mandarlo in streaming, ma la fisicità dell’evento, il gesto del teatro, anche il teatro, che poi fu soppiantato dal cinema, dalle serie TV, ma andare a teatro è tutta un’altra cosa. Quindi la moda come teatro.”

Le collezioni di Prada e Diesel

Libertà è sicuramente il filo rouge che accomuna tutte le collezioni di questa ibrida fashion week. Nel video, per raccontare la loro versione della prossima primavera-estate Raf Simons e Miuccia Prada guardano al mare. Questa volta nessun viaggio tortuoso della mente, ma un messaggio semplice e chiaro: ritrovare la gioia nelle piccole cose, uscire dal tunnel che ci ha imprigionato per conquistare la libertà e con essa la gioia dell’infanzia. Una grande novità di questa fashion week arriva direttamente da Diesel con il debutto della prima collezione interamente disegnata da Glam Martins.

“E’ una giornata particolare per noi, perché è la prima presentazione del grande cambiamento col nuovo direttore creativo Glam Martins e questo grande lavoro ha messo insieme tutto il mio heritage, tutta la mia vecchia cultura, unita alla modernità e alla bravura di questo grande stilista.”

“La sostenibilità è un must: tu devi essere sostenibile, le nuove generazioni vogliono solo prodotti sostenibili, le grandi piattaforme nel giro di pochi anni vogliono solo prodotti sostenibili, quindi chi non segue questo percorso sarà tagliato fuori dal mercato.”

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