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Elezioni Regionali 2023, Don Virginio Colmegna ai candidati: "La salute sia al centro dei programmi"

"Al momento dai principali candidati vedo molte dichiarazioni, ma mi sembra che i problemi reali siano soltanto abbozzati e non affrontati come la gravità della situazione imporrebbe", così il presidente della Casa della Carità.

Elezioni Regionali 2023, Don Virginio Colmegna ai candidati: "La salute sia al centro dei programmi"
Attualità Milano, 05 Gennaio 2023 ore 17:12

Il presidente della Casa della Carità Don Virginio Colmegna interviene in vista delle prossime Elezioni Regionali di febbraio con una raccomandazione per i candidati.

Regionali, Don Virginio Colmegna: "La salute sia al centro dei programmi"

MILANO - "Il tema centrale per la Lombardia resta quello della sanità, o meglio della salute. Nella nostra regione, infatti, soprattutto in questi anni di pandemia, il sistema ha fatto vedere tutti i suoi limiti e inadeguatezze".

L'intervista del presidente della Casa della Carità

"Al momento dai principali candidati vedo molte dichiarazioni, ma mi sembra che i problemi reali siano soltanto vagamente abbozzati e non vengano affrontati come la gravità della situazione imporrebbe". Così don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, in un'intervista pubblicata sul sito della Fondazione in vista delle elezioni regionali di febbraio.

Sono tante le questioni ma la salute è la priorità

"Le priorità sono tante: l’emergenza casa, la mancanza di lavoro, soprattutto tra i giovani, la scuola su cui si investe sempre troppo poco, la difesa dell’ambiente e aggiungo anche la questione legata alla legalità. Sappiamo infatti che le grandi opere e i fondi del PNRR in arrivo fanno gola alle mafie, ma la salute è il tema di fondo. - prosegue don Colmegna - Parlo di salute e non di sanità perché dire 'dalla sanità alla salute' non è un cambio lessicale, ma è la richiesta di un cambio di paradigma culturale. La salute non è solo un fatto di medicina o la semplice assenza di malattia, ma è la condizione complessiva della persona che è definita dai cosiddetti 'determinanti sociali', come la qualità dell’abitare, l’accesso alla cultura, il lavoro, il sociale, la tutela dell’ambiente e tanto altro ancora.

Faccio un esempio: se una persona vive in un alloggio adeguato, in un ambiente non inquinato, avendo la possibilità di accedere ad attività sociali e culturali, molto probabilmente avrà una condizione di salute complessivamente migliore di chi abita in un appartamento degradato, in un quartiere popolare periferico, dove magari mancano i servizi essenziali.

"Necessario operare in un’ottica di integrazione tra sociale e sanitario"

Per questo, per rispondere alla reale domanda di salute che arriva dai cittadini è necessario operare in un’ottica di integrazione tra sociale e sanitario; non può esserci separazione tra questi due ambiti. Rispetto al tema dell’integrazione socio-sanitaria, tutti i candidati parlano di una riforma della sanità lombarda che metta al centro le Case della comunità, perché l’esperienza del Covid ha fatto capire quanto sia importante riorganizzare il sistema puntando sulla sanità territoriale ma al vedo solo frettolosi tagli di nastro inaugurali.

Le Case della comunità devono far parte di una strategia più complessa. Se restano soltanto muri vuoti o dei poliambulatori che trasferiscono ciò che esiste già in un altro luogo, non va bene.

L'appell0 sulla salute mentale

Serve un cambiamento radicale che sia funzionale ai territori, cominciando con la conoscenza delle caratteristiche e necessità dei territori stessi, spesso diversi uno dall’altro, e puntando quindi su una pluralità di interventi", conclude il fondatore della Casa della Carità, che lancia un appello sulla salute mentale, ambito dove "la situazione è drammatica e, sempre di più, i problemi di salute mentale così come le disabilità psichiche e fisiche gravano sulle famiglie, che vengono lasciate sole da servizi territoriali impoveriti e abbandonati a se stessi. Oppure si tende a scaricare il compito assistenziale sul volontariato.

Ci sono dei CPS, i centri psico-sociale, per esempio che hanno in carico mille persone, cui danno appuntamento solo per la distribuzione del farmaco. Ma questo non è un servizio territoriale. Rispondere al dramma delle famiglie significa ampliare l’aiuto e la cura di prossimità perché, come sta alla base della riforma di Basaglia, la cura dei più fragili non deve avvenire in istituzioni separate dal contesto di vita, ma deve essere affidata alla comunità".

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