La rubrica: Africa in Casa Nostra”, tra due mondi con Fatou Danso

Vivere come una comunità, anche nella nostra nuova casa
CORSICO – Due Mondi. In questa puntata di “Africa in Casa Nostra” voglio raccontare il legame che mi unisce alla mia vicina, un piccolo esempio di come si possa portare lo spirito africano anche nel cuore di Milano.
Mariama, la mia vicina di casa
Lei si chiama Mariama Diedhiou, è senegalese, originaria della Casamance, una regione meridionale del Senegal. È una donna gentile, presente, sempre pronta ad aiutare. È anche una professionista delle trecce africane e del trucco: nelle sue mani convivono tradizione, creatività e identità. Tra noi non c’è solo vicinanza di casa, ma una solidarietà quotidiana.

Lo scorso fine settimana, come spesso accade, abbiamo cucinato insieme: pentole sul fuoco, profumo di spezie, piatti che raccontano le nostre terre. Sedute a tavola, non eravamo due famiglie separate, ma una piccola comunità. La sera prima abbiamo parlato dell’arrivo del Ramadan, organizzando con attenzione gli orari, i pasti per le famiglie e il tempo da dedicare alle preghiere e alle du’a. Condividere anche la dimensione spirituale rende il nostro legame ancora più profondo.
“In molte realtà africane nessuno è solo”
Nel nostro quartiere questo modo di vivere può sembrare insolito. Ma per noi è naturale. In molte realtà africane nessuno è solo: l’aiuto si offre senza essere chiesto, le difficoltà si affrontano insieme. Anche lontane dalla nostra terra, abbiamo scelto di non perdere questa ricchezza. Africa non è soltanto un luogo che abbiamo lasciato: è un modo di vivere, di condividere, di sostenerci. E finché continueremo a farlo, una parte della nostra casa sarà sempre qui, tra queste mura milanesi.
duemondi@fatou@gmail.com
Per chi si è perso le puntate precedenti… una storia che continua
A sud di Milano esistono quartieri che non fanno rumore, sospesi tra Corsico, Cesano Boscone, Buccinasco e Rozzano, dove le storie scorrono lontano dai riflettori. È qui che Renato incontra Fatou Danso, non in un’aula universitaria – pur avendone competenze e titoli -, ma in un territorio di confini invisibili, dove l’essere “altro” è memoria sedimentata nel tempo. Fatou cammina con grazia discreta: è donna, madre, musulmana, africana. In lei i mondi non si scontrano, ma dialogano con naturalezza.
Proviene da Wellingara, in Gambia, da una famiglia severa e insieme aperta, intreccio di radici tra Sierra Leone, Senegal e Gambia. In un contesto in cui molte ragazze lasciano presto la scuola, per lei lo studio diventa strada di libertà. Casa. Con lei altre donne gambiane, senegalesi e sierraleonesi che ogni terzo sabato si incontrano secondo la tradizione dell’Osusu,
condividendo cibo, risate e aiuto concreto.
Una sera di gennaio la sua casa diventa Africa: profumi speziati, abiti colorati, musica, una raccolta fondi per chi è in difficoltà. I confini si sciolgono, resta la comunità. Anche il velo che indossa è racconto di scelta e identità, non imposizione ma fede vissuta. Non per dividere, ma per chiedere riconoscimento. La storia continua…
Renato Caporale