Data center: numerosi primi cittadini dell’area metropolitana milanese hanno sottoscritto un documento comune per chiedere di rivedere la legge regionale e di intervenire anche sulle norme nazionali. Solidarietà agli amministratori finiti sotto attacco: “Non si può chiedere ai Comuni di rispondere ai cittadini senza dare loro strumenti adeguati”.
I sindaci dell’hinterland fanno fronte comune
I data center sono infrastrutture strategiche per lo sviluppo tecnologico ed economico, ma la loro realizzazione non può prescindere dalla tutela dell’ambiente e dal coinvolgimento delle comunità locali. È il messaggio lanciato da 54 sindaci e sindache dell’hinterland milanese, che hanno sottoscritto un documento comune per chiedere una revisione delle regole che disciplinano l’insediamento dei grandi centri di elaborazione dati.
L’appello, diffuso il 18 ottobre, nasce anche per esprimere solidarietà agli amministratori locali finiti al centro di polemiche e attacchi sul tema. Ma il documento va oltre la difesa dei singoli sindaci e mette al centro una questione che interessa sempre più Comuni dell’area metropolitana: chi deve decidere dove realizzare queste infrastrutture e con quali garanzie per i territori?
La richiesta è chiara: rivedere la legge regionale lombarda 11 del 2026 e restituire agli enti locali un ruolo effettivo nella pianificazione e nelle decisioni. I primi cittadini chiedono inoltre che la Regione si faccia portavoce presso il Governo della necessità di introdurre strumenti nazionali più adeguati.
“I sindaci rispondono ai cittadini, ma non possono decidere”
Nel documento, gli amministratori riconoscono il valore strategico dei data center, ma sottolineano come il loro sviluppo comporti conseguenze che non possono essere trascurate. Dal consumo di suolo alla disponibilità di energia e acqua, fino alla gestione del calore prodotto dagli impianti, sono diversi gli aspetti che incidono sull’ambiente e sulla qualità della vita delle comunità interessate.
L’area metropolitana milanese, già uno dei principali poli europei del settore, conosce bene la pressione esercitata da queste infrastrutture sulle reti e sulle risorse disponibili. I sindaci segnalano anche il rischio di fenomeni speculativi, legati a richieste di connessione alla rete elettrica di Terna che supererebbero di molto la domanda effettiva di nuovi insediamenti.
Secondo i firmatari, manca soprattutto una pianificazione condivisa che coinvolga Comuni, Città metropolitana e cittadini prima dell’approvazione dei progetti. Una criticità già segnalata a Regione Lombardia lo scorso maggio, senza che le richieste avanzate dagli amministratori trovassero, a loro giudizio, un’adeguata risposta nella normativa successivamente approvata.
Il risultato, sostengono, è una situazione difficile da gestire: i sindaci devono confrontarsi direttamente con le preoccupazioni e le proteste dei residenti, ma non dispongono necessariamente del potere di decidere sull’autorizzazione degli impianti.
Le autorizzazioni non dipendono soltanto dai Comuni
A definire il quadro è anche la legislazione nazionale. Il documento richiama l’articolo 8 del decreto-legge 21 del 20 febbraio 2026, il cosiddetto Decreto Bollette, convertito nella legge 49 del 10 aprile 2026, che disciplina il procedimento unico autorizzativo per i data center e le relative reti di connessione.
In base a questa disciplina, l’autorità competente al rilascio del provvedimento finale è individuata nell’ente titolare delle competenze in materia di Autorizzazione integrata ambientale: il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica per i progetti di competenza statale oppure la Regione per quelli che rientrano nelle soglie regionali.
Il procedimento unico comprende diversi titoli e autorizzazioni, tra cui quelli ambientali, paesaggistici ed edilizi. In questo quadro, le competenze urbanistiche dei Comuni restano importanti, ma non attribuiscono ai sindaci un potere generale e autonomo di bloccare qualsiasi progetto.
È proprio su questo punto che i firmatari chiedono di fare chiarezza nel dibattito pubblico. “Non è corretto sostenere che un Sindaco possa dire no all’insediamento di un data center sul proprio territorio o fermare un progetto”, sottolineano, invitando a non alimentare aspettative che gli amministratori locali, in base alle regole attuali, potrebbero non essere in grado di soddisfare.
Da qui anche la solidarietà nei confronti dei colleghi contestati: le preoccupazioni dei cittadini sono legittime, ma non possono tradursi in attacchi personali contro chi amministra i Comuni.
Le sindache di Basiglio e Zibido San Giacomo tra i 54 firmatari dell’appello
A rafforzare la richiesta di un maggiore coinvolgimento dei territori sono anche le sindache di Basiglio e Zibido San Giacomo, entrambe firmatarie dell’appello.
“Non si possono prendere decisioni sulla testa delle comunità, senza consentire agli amministratori locali di avere voce in capitolo”, afferma la sindaca di Basiglio, Lidia Reale, che chiede di essere coinvolta nella revisione della legge regionale 11 del 2026. “Riconosciamo il valore strategico dei data center, ma il loro sviluppo non può avvenire a scapito dei territori”, sottolinea, richiamando la necessità di tutelare ambiente, suolo, risorse energetiche e idriche e qualità della vita dei cittadini.
Sulla stessa linea la sindaca di Zibido San Giacomo, Sonia Belloli, che denuncia anche la pressione sugli amministratori locali e gli attacchi personali ricevuti nel dibattito pubblico. Il Comune di Zibido è tra i 54 firmatari del documento, nato proprio per chiedere un cambiamento nella gestione degli insediamenti.
“Abbiamo deciso di chiedere con forza di poter essere degli interlocutori e di restituire ai territori la possibilità concreta di pianificare e incidere sulle decisioni che li riguardano”, dichiara Belloli. La sindaca contesta inoltre le ricostruzioni che, a suo giudizio, finiscono per attribuire ai Comuni responsabilità che non corrispondono alle loro effettive competenze: “Ai cittadini occorre dire la verità, non alimentare illusioni”. Un richiamo che riporta al centro il nodo dell’attuale quadro normativo, nel quale le principali competenze autorizzative fanno capo allo Stato o alla Regione, mentre i sindaci sono chiamati a confrontarsi direttamente con le preoccupazioni delle comunità.
Nuove regole su localizzazione, acqua ed energia
Per i sindaci, la disponibilità della Regione a rivedere la normativa rappresenta un’apertura positiva, ma non sufficiente. Le modifiche dovrebbero introdurre criteri più chiari per scegliere dove realizzare i data center, valutare gli impatti cumulativi di più impianti nella stessa area, tutelare le risorse energetiche e idriche e garantire compensazioni trasparenti per i territori coinvolti.
Il documento critica inoltre un impianto normativo che, secondo i firmatari, punta soprattutto a riconoscere premialità ai progetti più sostenibili, senza rendere obbligatorio il rispetto di ulteriori requisiti.
La richiesta è quindi di passare da un sistema che incentiva le buone pratiche a regole capaci di garantire una pianificazione più efficace, nella quale gli enti locali possano incidere concretamente sulle scelte.
Un ruolo maggiore viene chiesto anche per Città metropolitana e Province. I data center, infatti, possono produrre effetti che superano i confini del singolo Comune, rendendo necessario un coordinamento sovracomunale in grado di valutare le ricadute complessive degli insediamenti.
Nessun NO pregiudiziale, ma il territorio deve contare
I sindaci precisano di non voler fermare lo sviluppo tecnologico né opporsi a priori alla realizzazione dei data center. L’obiettivo dichiarato è selezionare i progetti migliori e fare in modo che le opportunità economiche e tecnologiche non si traducano in costi ambientali e sociali per le comunità.
“Non chiediamo di fermare il futuro”, è il senso dell’appello, che invita a superare la contrapposizione tra favorevoli e contrari per concentrarsi sulle regole e sulle conseguenze concrete delle decisioni.
La richiesta rivolta alle istituzioni regionali e nazionali è dunque quella di aprire un confronto che coinvolga direttamente i territori. Per i firmatari, infatti, non è sufficiente attribuire ai sindaci la responsabilità di rispondere ai cittadini: occorre anche fornire loro strumenti adeguati per partecipare alle decisioni che cambieranno il volto delle comunità amministrate.
Il documento si chiude con un richiamo alla responsabilità e al dialogo. Il principio indicato dai primi cittadini è che lo sviluppo dei data center debba essere valutato nell’interesse generale, conciliando innovazione, tutela ambientale, qualità della vita e diritto delle comunità a essere coinvolte nelle scelte che le riguardano.