IL TRAGUARDO

L'Alcione è in serie C: l'intervista ai protagonisti

A distanza di 72 anni, la squadra allenata da Giovanni Cusatis ha compiuto il miracolo con una squadra formata da giocatori esperti, ma anche giovani promesse

L'Alcione è in serie C: l'intervista ai protagonisti
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A volte i sogni si avverano e, nel caso dell’Alcione, questo accade per due volte consecutive! Finalmente è realtà: la squadra Orange è ufficialmente in Serie C. È infatti ufficiale, grazie al successo per 3-0 ottenuto contro Borgosesia nella penultima sfida, che porta il vantaggio sul Chisola, sconfitto 1-2 contro Città di Varese, a 9 punti a solo due giornate dalla fine del Girone A.

L’intervista ai protagonisti dell'Alcione

MILANO - La società fondata nel 1952 nella zona Sud Ovest della città, vicino a Baggio, è sempre stata importante nel mondo dilettantistico, come in passato lo sono state l’U.S. Corsico, il Trezzano, il Gaggiano, l’Enotria, l’Accademia Inter; ma in testa alla società arancione c’era il grande sogno di diventare professionisti.

A distanza di 72 anni, la squadra allenata da Giovanni Cusatis ha compiuto il miracolo con una squadra formata da giocatori esperti, ma anche giovani promesse. Già la scorsa stagione l’Alcione aveva chiuso al secondo posto il proprio girone in D, e aveva mancato il ripescaggio per questioni legate allo stadio che purtroppo non sarebbe stato pronto per la regolamentazione in vigore tra i professionisti.

Adesso invece non è un’illusione. La stagione è iniziata con qualche perplessità, con la fatica da parte di tifosi, giocatori, dirigenza nel dover mandare giù l'amara notizia e tornare a lavorare sodo per riconquistare quello che sul campo aveva già conquistato. Ed è così che, grazie a una stagione pressoché perfetta, con 23 vittorie su 36 giornate, con 68 gol fatti (miglior attacco) e 24 gol subiti (miglior difesa), l’Alcione colora Milano (anche) di arancione, diventando la terza squadra della città meneghina tra i professionisti.

Dovessi scegliere qual è stato il segreto di questa stagione?

“Direi Il rapporto con i giocatori - ha commentato il direttore generale Giacomo Gagliani - con il mister e con lo staff sono state le cose più belle, stimolanti. Io amo il calcio e quindi vivere tutti i giorni una società in un ambiente così sano e frizzante, nonostante fosse la prima esperienza per me, è stato molto bello. Un traguardo incredibile. Impressionante pensare che Milano non abbia mai avuto tre squadre professionistiche, nonostante il grande numero delle squadre dilettanti di alto livello”.

Qual è il segreto, il punto di forza della società?

“Il segreto di questa società - ha proseguito Gagliani - è che, dai due presidenti fino all’ultimo degli allenatori del settore giovanile, tutti remano dalla stessa parte, dove nessuno si risparmia e in maniera sana e con trasparenza portano il loro contributo”.

So che è passata per la testa la “follia” di giocare a San Siro. Quanto è realizzabile?

“San Siro per noi sarebbe un sogno ma sicuramente non un’opzione percorribile al momento. Stiamo lavorando con le istituzioni sull’Arena, che vogliamo sia la nostra casa per la prossima stagione” ha chiarito Gagliani.

Come ha tenuto alta la soglia dell’attenzione?

“Non è stato semplice. Abbiamo iniziato la stagione il 18 luglio convinti di giocare all’Arena in Serie C. Quando è arrivata la notizia è stata tosta. Il ritiro è stato difficile perché tutti hanno visto svanire qualcosa che avevano conquistato sul campo. Ho provato a stimolarli, dicendo che avevamo subito un’ingiustizia e ho lavorato sul senso di rivalsa. Dovevamo vincere la categoria e conquistarci nuovamente la Promozione. I ragazzi hanno avuto grande merito, una grande cultura del lavoro, del sacrificio. Non ho mai avuto dubbi. E sapevo che avremmo fatto qualcosa di straordinario. In questa stagione abbiamo fatto un salto in avanti anche se hanno provato a fermarci, ma una volta conquistata la vetta del girone non l’abbiamo più lasciata” ha raccontato il mister Cusatis.

Qual è stato il primo pensiero al triplice fischio dopo tutto quello che avete passato lo scorso?

“Ho pensato a tutti i sacrifici, i sogni, gli investimenti e la volontà di fare qualcosa di speciale per l’Alcione, che con quel fischio finale era diventato realtà. Guardando negli occhi tutte le persone che hanno collaborato con noi, vissuto con noi e fatto il tifo con noi e potevamo dire ce l’abbiamo fatta - ha dichiarato Marcello Montini, presidente della società -. Ho pensato a mio figlio Giorgio che in quel momento non era con me perché impegnato in una partita di basket e che mi spinse nel 2015 da genitore ad entrare in società e poi diventare presidente”.

Questo è oggi l’Alcione. Una struttura societaria che ha voluto fortemente investire nel settore giovanile e operare sul mercato in maniera oculata e attenta, senza esagerare, mantenendo i conti a posto e conquistando una leggendaria promozione tra i professionisti.

Fabio Fagnani

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