Nella giornata di mercoledì 15 luglio 2026, a Bruxelles, l’eurodeputato e capodelegazione Carlo Fidanza (FdI-ECR) ha reso nota un’iniziativa diplomatica che vede la rappresentanza italiana assumere un ruolo centrale nella politica industriale europea. Un documento ufficiale, sottoscritto congiuntamente ad altri nove Stati membri, formalizza la nascita di un fronte comune finalizzato a richiedere modifiche strutturali alla normativa sulle emissioni per salvaguardare la competitività del sistema produttivo.
La richiesta di una riforma strutturale
Il rappresentante politico ha espresso ferma opposizione alle attuali linee guida comunitarie in materia ambientale, evidenziando la necessità di mutare l’approccio finora adottato. Il parlamentare europeo ha dichiarato:
“L’Italia, con il documento firmato da altri nove Stati membri, si pone alla guida di un importante blocco di Paesi pragmatici per chiedere una riforma realmente efficace del sistema ETS. Non è più tempo di rinvii e mediazioni al ribasso, soluzioni timide, ideologismi green che portano dritti alla deindustrializzazione europea. Il sistema ETS, a maggior ragione in questa ennesima fase di crisi, necessita di una rivoluzione copernicana per smettere di essere una tassazione carbonica sulle nostre imprese, che ricade peraltro in modo disomogeneo tra gli Stati membri.”
I comparti produttivi e i settori industriali a rischio
L’azione promossa si concentra sulla tutela dei comparti industriali energivori e della filiera della logistica, considerati i segmenti più esposti alle penalizzazioni tariffarie. Il coordinatore della delegazione italiana ha sottolineato le priorità da difendere nel negoziato con l’esecutivo europeo:
“Un’attenzione particolare meritano la nostra industria di base e i settori hard-to-abate, il comparto dei trasporti – dal marittimo all’autotraspprto fino all’aviazione – e il tema dei fertilizzanti. Riempirsi la bocca di competitività senza avere il coraggio di rivedere in profondità i totem dell’agenda green sarebbe un gravissimo errore da parte della Commissione Ue. Ci auguriamo che queste ultime ore che precedono la presentazione del provvedimento portino consiglio e che l’esecutivo comunitario scelga di seguire il più possibile la rotta tracciata dall’Italia e dagli altri nove Paesi pragmatici.”