Sanità

Cronicità e popolazione anziana: la Medicina Interna al centro della sfida sanitaria lombarda

In occasione del Congresso della SIMI Lombardia – Società Italiana di Medicina Interna gli esperti internisti hanno tracciato le linee guida per la gestione della cronicità

Cronicità e popolazione anziana: la Medicina Interna al centro della sfida sanitaria lombarda

La Medicina Interna rappresenta la spina dorsale della sanità lombarda, una regione che conta oltre 2,3 milioni di over 65 e circa 4.000 centenari. In occasione del Congresso della SIMI Lombardia – Società Italiana di Medicina Interna, tenutosi a Palazzo Lombardia, gli esperti internisti hanno tracciato le linee guida per la gestione della cronicità, ponendo al centro la figura del medico internista come garante di una cura integrata e umana, un collegamento tra realtà ospedaliera e territorio.

Cronicità e popolazione anziana

MILANO – Secondo il dott. Alberto Benetti, Presidente regionale SIMI sez. Lombardia e Direttore S.C. Medicina Interna – Alta Complessità, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, l’internista deve essere il perno di un’alleanza strategica con le istituzioni per rispondere alle reali esigenze dei malati complessi, sottolineando il ruolo della società scientifica nel rispondere alle sfide di una popolazione sempre più anziana e polipatologica.

Necessario un potenziamento

“La gestione della cronicità richiede un potenziamento sia in ambito ospedaliero che a livello territoriale – ha dichiarato il dott. Benetti –. La presa in carico di pazienti polipatologici e complessi necessita di una continuità assistenziale tra l’ambiente ad alta intensità internistica propria dell’ospedale, dove la complessità viene gestita e trova una stabilizzazione clinica, e quella territoriale, vicina alla quotidianità del paziente che rientra al domicilio”.

Il medico internista ha il compito di intervenire prima che la cronicità sia conclamata, con percorsi esistenti nella pratica clinica.

“Investire sulla cura precoce di patologie diffuse come obesità, ipertensione e diabete – prosegue Benetti – significa evitare che evolvano in quadri cronici complessi e polipatologici. Ridurre la progressione della malattia non solo migliora la vita delle persone, ma alleggerisce anche il peso insostenibile che oggi grava sul sistema sociale e sulle famiglie”.

Il ruolo dell’empatia

Un tema sottolineato durante il convegno è stato il ruolo dell’empatia come vero e proprio atto medico. I dati stimano che una visita medica duri in media 9 minuti e che il tempo lasciato al paziente per esporre i suoi sintomi siano solamente 22 secondi. In un’epoca in cui la tecnologia corre, la SIMI rivendica il valore del tempo speso con il paziente: una visita che include l’ascolto degli aspetti psicologici e sociali è tempo guadagnato in termini di aderenza terapeutica e appropriatezza prescrittiva.

“L’intelligenza artificiale aiuterà la precisione tecnica, ma non potrà mai sostituire l’ascolto – sottolinea Benetti –. Dati alla mano, un paziente non ascoltato cerca risposte in percorsi alternativi dubbi. Per noi medici l’empatia è uno strumento clinico: una visita che include l’ascolto degli aspetti psicologici e sociali è tempo guadagnato in termini di aderenza terapeutica e appropriatezza prescrittiva”.

L’appropriatezza come guida

Il Congresso ha riaffermato inoltre il valore dell’appropriatezza come guida per l’azione medica, superando la logica della medicina “difensiva” concretamente, attraverso il rafforzamento delle conoscenze e delle competenze mediche. Si stima che una parte significativa degli esami prescritti come primo approccio non sia pienamente appropriato; da qui l’esigenza di promuovere una formazione specifica sia sull’ascolto che sullo sviluppo di una mentalità medica in grado di indicare il percorso clinico-diagnostico-terapeutico più adatto al singolo caso.

“Vogliamo professionisti che abbiano il coraggio dell’appropriatezza: dare il trattamento giusto a chi può trarne beneficio. Questo vale dalla gestione dell’obesità fino alla sensibilità necessaria nell’accompagnamento del fine vita” prosegue il dott. Benetti. In questo contesto competenze e appropriatezza diventano strumenti strategici per offrire al paziente un servizio di qualità.

Medicina Interna interlocutore primario

Con una presenza capillare in 1.000 reparti italiani e la gestione del 16% dei ricoveri complessivi, la Medicina Interna è interlocutore primario per il sistema sanitario.

“Le competenze della SIMI sono a disposizione delle istituzioni lombarde per il potenziamento della rete sinergica con le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità, dove in molte ASST gli internisti sono già coinvolti a supporto delle attività, rafforzando inoltre il collegamento operativo con i medici di Medicina Generale. Vogliamo collocarci come partner di fiducia delle istituzioni per la programmazione sanitaria, unendo l’eccellenza della rete universitaria a una presenza capillare negli ospedali, pronta a guidare il cambiamento verso una medicina sempre più vicina alla persona, con una funzione centrale nella gestione della complessità e nella continuità dei percorsi di cura” conclude il dott. Benetti.