Come cambia la fiscalità tra freelance e impresa

Come cambia la fiscalità tra freelance e impresa

Scegliere tra lavorare come freelance con partita IVA e operare tramite una società, tipicamente una SRL, cambia in modo significativo il modo in cui vengono calcolate e pagate le imposte. Non si tratta solo di confrontare le aliquote, perché entrano in gioco elementi diversi come la base imponibile, i contributi INPS, la possibilità di dedurre i costi e, soprattutto nel caso delle società, la tassazione degli utili quando vengono distribuiti al socio. Per questo motivo la SRL non significa automaticamente pagare meno tasse. In alcuni casi può essere più efficiente, in altri no. In questo articolo, grazie all’esperienza di Supercommercialista.com, commercialista per privati e liberi professionisti a Milano, comprenderemo le differenze tra IRPEF e IRES, azione fondamentale per fare una scelta consapevole.

Cosa si intende per freelance e impresa

In Italia, quando si parla di freelance si fa riferimento a un lavoratore autonomo con partita IVA che svolge attività professionale in modo indipendente e fattura direttamente ai clienti. Dal punto di vista fiscale può operare in regime forfettario oppure in regime ordinario, mentre dal punto di vista giuridico può essere un libero professionista o una ditta individuale.

Quando invece si parla di impresa, nel contesto di questo confronto si intende una società, e in particolare una SRL. La differenza centrale è che il freelance coincide con la persona fisica, mentre la SRL è una persona giuridica distinta dai soci. Questo comporta regole diverse per il calcolo del reddito, per la tassazione e per la gestione degli utili, anche se dal punto di vista economico entrambe le forme possono svolgere la stessa attività.

Come funziona la fiscalità per un freelance

Regime forfettario

Nel regime forfettario il reddito imponibile non si basa sui guadagni reali, ma su una percentuale dei ricavi stabilita dalla legge tramite il coefficiente di redditività. Ad esempio, con 50.000 euro di ricavi e coefficiente del 78%, il reddito imponibile è 39.000 euro, indipendentemente dai costi sostenuti.

Su questo importo si applica un’imposta sostitutiva pari al 5% per le nuove attività che rispettano determinati requisiti oppure al 15% negli altri casi. Questo sistema offre il vantaggio di una gestione semplice e di una tassazione spesso contenuta, oltre all’esonero da molti adempimenti IVA.

Il limite principale è che i costi reali non possono essere dedotti. Di conseguenza, chi sostiene spese elevate potrebbe trovarsi a pagare imposte su un reddito fiscale più alto rispetto al profitto effettivo.

Regime ordinario

Nel regime ordinario, invece, il reddito imponibile si calcola sottraendo ai ricavi i costi deducibili. Questo consente una tassazione più aderente al risultato economico reale, ma comporta maggiori obblighi contabili e la gestione dell’IVA.

Sul reddito si applica l’IRPEF, che è un’imposta progressiva, quindi aumenta con il crescere del reddito. A questa si aggiungono le addizionali regionali e comunali e i contributi previdenziali.

Le modifiche alle aliquote IRPEF previste dal 2026 possono incidere sulla convenienza complessiva, soprattutto per chi supera determinate soglie di reddito.

Come funziona la fiscalità per una società

IRES

Nel caso di una SRL, il reddito imponibile è rappresentato dall’utile della società, cioè dalla differenza tra ricavi e costi calcolata secondo le regole fiscali. Su questo utile si applica l’IRES, con un’aliquota ordinaria del 24%.

Questa tassazione avviene a livello societario e riguarda l’utile prodotto, anche se non viene distribuito ai soci. Questo consente alla società di trattenere risorse da reinvestire nell’attività senza che vengano immediatamente tassate in capo alla persona fisica.

IRAP

Oltre all’IRES, la società può essere soggetta all’IRAP, un’imposta regionale il cui peso varia in base alla Regione e alla tipologia di attività. L’impatto effettivo dipende quindi dalla situazione specifica.

Tassazione quando prelevi utili

Quando il socio decide di distribuire gli utili, si aggiunge un secondo livello di tassazione. Dopo l’IRES pagata dalla società, i dividendi percepiti dalla persona fisica sono tassati con un’aliquota del 26%.

Questo significa che lo stesso utile viene tassato due volte: prima in capo alla società e poi in capo al socio. È per questo motivo che non è corretto confrontare semplicemente il 24% dell’IRES con l’IRPEF del freelance senza considerare anche la tassazione sui dividendi.

Le principali differenze fiscali tra freelance e impresa

La differenza più importante riguarda il modo in cui viene calcolata la base imponibile. Nel regime forfettario il reddito deriva da una percentuale dei ricavi, mentre nel regime ordinario è dato dalla differenza tra ricavi e costi deducibili. Nella SRL, invece, la base imponibile è l’utile societario.

Anche il sistema di tassazione cambia. Il freelance in forfettario paga un’imposta sostitutiva con aliquota fissa, mentre nel regime ordinario paga l’IRPEF progressiva. La SRL paga l’IRES al 24%, ma questo non rappresenta il carico fiscale finale se gli utili vengono distribuiti.

Quando il socio riceve i dividendi, si applica infatti un’ulteriore tassazione del 26%. Questo elemento rende il confronto più complesso e dimostra perché non è corretto valutare la convenienza guardando solo l’aliquota IRES.

Un altro aspetto riguarda i contributi INPS, che per il freelance sono legati direttamente al reddito e alla gestione previdenziale di appartenenza. Nella SRL, invece, i contributi dipendono dal ruolo svolto dal socio.

Infine, la gestione di una società comporta costi amministrativi più elevati rispetto a una partita IVA individuale, e questi costi incidono sul risultato netto complessivo.

Quando conviene restare freelance e quando aprire una società

Restare freelance può essere una scelta coerente quando i redditi sono medi, i costi non sono particolarmente elevati e l’obiettivo principale è mantenere una struttura semplice e flessibile. Il regime forfettario, in particolare, offre una tassazione prevedibile, mentre il regime ordinario consente di dedurre i costi reali.

La SRL può diventare interessante quando il reddito cresce e una parte degli utili può essere reinvestita nell’attività, perché in questo modo si sfrutta la tassazione societaria senza subire immediatamente quella sui dividendi.

Se invece l’utile viene distribuito quasi interamente ogni anno, il vantaggio fiscale tende a ridursi, perché si applica anche la tassazione del 26% in capo al socio.

La scelta tra freelance e SRL dipende da reddito, contributi e utilizzo degli utili. Non basta confrontare le aliquote: è necessario valutare l’intero sistema fiscale e il modo in cui il reddito viene prodotto, gestito e distribuito.