Il 78% dei lombardi, quasi otto su dieci, ritengono che la spesa pubblica per la sanità debba essere aumentata, e che vada utilizzata soprattutto per assumere nuovi medici di medicina generale, medici ospedalieri e nuovi infermieri. Questo è uno dei dati principali emersi durante la presentazione di un un sondaggio commissionato dal gruppo regionale lombardo del Pd alla società di sondaggi Youtrend che, nella settimana tra il 16 e il 23 febbraio, ha intervistato 1.209 cittadine e cittadini lombardi maggiorenni, distribuiti su tutto il territorio.
Il 78% dei cittadini chiede più fondi e nuove assunzioni
MILANO – La presentazione del sondaggio, in occasione dell’incontro sulla sanità ‘L’Italia che si prende cura’, organizzato dal Pd a Palazzo Pirelli.
“Quasi sei lombardi su dieci, il 57%, ritengono che la sanità lombarda sia peggiorata negli ultimi vent’anni e, nonostante le grandi eccellenze sanitarie della nostra regione e la qualità dei nostri professionisti, il 52% ne ha nel complesso, purtroppo, un giudizio negativo”
si legge nel report. A pesare maggiormente è soprattutto il tema dei tempi e delle liste d’attesa, che per la maggioranza dei cittadini ricadono nelle responsabilità della Regione. Sostanziale pareggio dei pareri generali sulla sanità regionale, con una leggera prevalenza delle opinioni negative, che raggiungono i 52 punti percentuali. A fare la differenza sono i giudizi meno sfumati: i pareri molto negativi sono l’11%, quelli molto positivi il 5%.
La tendenza
A dare un’indicazione chiara è la tendenza: il 45% dei lombardi ritiene che negli ultimi vent’anni sia peggiorata e un ulteriore 12% che sia molto peggiorata, mentre solo il 19% ritiene che sia migliorata e il 2% molto migliorata. Sulla gestione sanitaria da parte del Governo e della Regione, la maggioranza dei cittadini dà un giudizio negativo: il 63% giudica negativo l’operato del Governo – di cui il 22% “molto negativo” – e il 31% positivo; il 58% giudica negativo l’operato della Regione, il 37% positivo. Il problema più sentito è quello delle liste d’attesa per visite, esami diagnostici e operazioni chirurgiche: lo è per l’85% dei lombardi, per il 61% è in cima alla lista dei problemi più rilevanti, ma anche tra chi non lo indica come principale, per una persona su quattro è un problema da affrontare. Segue in termini di rilevanza percepita la carenza di medici, personale sanitario e infermieri, che per il 13% è il primo problema, per un ulteriore 29% è uno dei problemi che indeboliscono la sanità. Il 57% imputa alla Regione le lunghe liste d’attesa, il 58% il peso eccessivo della sanità privata, il 65% la modalità di prenotazione troppo complessa e anche l’eccessiva distanza da ospedali e presidi sanitari. La carenza di medici, invece, è responsabilità del governo per il 54% e per il 37% della Regione. L’azione per contrastare le liste d’attesa è considerata inefficace per il 55% per quanto fatto dalla Regione, per il 57% per l’operato del Governo. Anche sui provvedimenti per aumentare la disponibilità dei medici di medicina generale, il 53% boccia l’azione delle due istituzioni.
Un sanità a cui è difficile accedere
“Vent’anni fa la sanità lombarda era la migliore d’Italia, sia per prestazioni, qualità degli interventi che per accessibilità – ha commentato il capogruppo del Pd alla regione Pierfrancesco Majorino a margine della presentazione -. Oggi abbiamo bravissimi medici e infermieri, e ne siamo orgogliosi, ma è una sanità a cui è difficile accedere. C’è sempre un odioso ricatto. Volete farvi curare? Pagate. Le liste d’attesa fanno crescere i bilanci dei grandi gruppi della sanità privata e fregano tantissime persone. E noi per questo abbiamo proposte per cambiare radicalmente. Innanzitutto più risorse per la sanità a livello nazionale. Su questo ci vuole uno shock e un investimento determinatissimo. Poi in Regione Lombardia rimettere mano alle regole che definiscono il rapporto tra la sanità pubblica e la sanità privata. Perché si è indebolita la sanità pubblica, si è indebolita la medicina territoriale e questa cosa produce dei danni veri sulla pelle delle persone”.
A proposito di qualità
A commento dei dati è intervenuto anche il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta:
“Io credo che la grande contraddizione stia nel fatto di equiparare l’eccellenza di un servizio sanitario alle punte di diamante, che sicuramente in Lombardia sono tra le migliori in Italia e quelle che svettano di più. La qualità di un servizio sanitario regionale o nazionale si misura dall’equità d’accesso di tutti i cittadini a tutte le tipologie di prestazioni delle quali c’è bisogno, perché se noi abbiamo delle strutture d’eccellenza straordinarie però poi finiamo per lasciare indietro gli ultimi – penso all’assistenza sociosanitaria, ai disabili a tutta una serie di persone che non esigono quel diritto – quel servizio sanitario mediamente riduce la sua qualità”.
Cittadini che rinunciano a curarsi
Infine è intervenuta anche la deputata del Pd e segretaria regionale in Lombardia:
“Siamo in una regione che ha grandissime eccellenze, soprattutto in campo ospedaliero, ma anche tantissime persone che rinunciano a curarsi. Sono stati due milioni nell’ultimo anno, il 79% delle cittadine e dei cittadini lombardi si è addirittura almeno una volta dovuto rivolgere al privato per potersi curare, ma siamo purtroppo tutti un po’ sotto ricatto delle lunghissime liste d’attesa”. Roggiani ha poi concluso: “Dopo che è stata affossata la nostra proposta di legge e di iniziativa popolare, oggi noi rilanciamo. Abbiamo più di dieci proposte che vanno dalla governance, ovviamente a un diverso rapporto con la sanità privata accreditata, ma soprattutto chiediamo una vera regia pubblica, chiediamo che Regioni torni a mettere al centro il diritto delle persone di potersi curare”.